Il Grattacielo sotto la gestione Fabbri
Il 12 giugno 2023 è la data di addio del Grattacielo alla città. Dopo allora tramonta il sogno di riqualificazione. Nel maggio 2025 le forze di polizia paventavano l’ipotesi di chiusura dell’intero stabile
Il 12 giugno 2023 è la data di addio del Grattacielo alla città. Dopo allora tramonta il sogno di riqualificazione. Nel maggio 2025 le forze di polizia paventavano l’ipotesi di chiusura dell’intero stabile
Le autorità lo cercheranno fino a luglio 2046, ma nel frattempo - poiché irreperibile - il tribunale di Ferrara ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere perché lui, 26enne di nazionalità straniera, accusato di violenza sessuale aggravata per aver abusato della cugina di 14 anni, non è mai stato a conoscenza di un procedimento a proprio carico
Incendio durante la serata di martedì 27 gennaio in via Terranuova dove, intorno alle 21, un probabile cortocircuito all'interno di un appartamento al civico 40 ha fatto scattare l'allarme per l'intervento dei vigili del fuoco
Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile di Ferrara venerdì 30 gennaio ne parleranno con Marco Grimaldi (Avs), Francesca Druetti (Possibile) e Lisa Contegiacomo (Cgil) in un incontro dal titolo “Tassare i super ricchi? Perché è necessaria una tassa sui grandi patrimoni”.
"È scaduto l'ultimatum dato all'Azienda Usl, che ha deciso di non rispondere alle richieste degli infermieri suoi dipendenti che prestano servizio nel carcere di Ferrara"
Esclusione dell’aggravante della transnazionalità e conseguente riduzione delle pene. È quello che hanno chiesto le difese (avvocati Remondi, Curri, Manfio, Ferraboschi e Delvecchio) dei membri del clan Vikings/Arobaga tornati nuovamente in aula nel processo di appello alla mafia nigeriana, dopo che la Suprema Corte di Cassazione ha rinviato il procedimento al secondo grado di giudizio in seguito alla correzione di un errore materiale nella sentenza definitiva dello scorso maggio.
Gli ermellini infatti, nel primo dispositivo pubblicato, avevano erroneamente sentenziato la caduta dell’aggravante della transnazionalità dell’organizzazione mafiosa, quando in realtà la decisione su questo punto era stata rinviata al secondo grado di giudizio.
Notato lo sbaglio quindi, durante le successive settimane, gli ermellini avevano fissato una nuova udienza a porte chiuse per correggere l’inesattezza presente del dispositivo e quindi mandare nuovamente il processo a Bologna.
Il terzo grado di giudizio aveva comunque confermato il carattere mafioso dell’associazione, già accertato in primo e secondo grado. Ma, senza la decisione della Corte d’Appello sull’aggravante, le pene non possono ancora diventare definitive.
Dopo i due gradi di giudizio, Emmanuel Okenwa – in arte Dj Boogie e capo del clan – era stato condannato a 13 anni, 3 mesi e 20 giorni, mentre oltre a Emmanuel Albert, a 12 anni, 3 mesi e 20 giorni. Con loro sono a processo Lucky Anthony Odianose e Godspower Okoduwa, rispettivamente condannati a 13 anni e 1 mese e 12 anni e 4 mesi. Alla sbarra anche Henry Arehobor (13 anni, 1 mese e 20 giorni), Glory Egbogun (11 anni, 4 mesi e 10 giorni), Irabor Igbinosa (11 anni, 2 mesi e 20 giorni) e Kingsly Okoase (11 anni, 4 mesi e 20 giorni). Musa Junior e Shaka Abubakar erano stati condannati a 11 anni e 7 mesi e 11 anni. A Felix Tuesday erano stati inflitti 9 anni, 3 mesi e 20 giorni, a Stanley Onuoha (per cui i giudici bolognesi dovranno rivalutare l’espulsione) e Gbidy Trinity invece 8 anni, 10 mesi e 20 giorni.
Erano invece stati assolti in appello Jacob Chedjou, Igene Joel e per Jonah Omon.
Il procedimento tornerà in aula il 24 febbraio, quando toccherà discutere all’ultimo legale difensore di uno degli imputati. Nella stessa giornata dovrebbe poi arrivare anche la sentenza.
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