Cronaca
27 Gennaio 2026
Il tribunale di Firenze nega la deroga per esigenze lavorative per uno dei 'daspati' dopo gli scontri in A1 con la tifoseria del Monza avvenuti a gennaio 2024. L'avvocato Andrea Ferrari: "Situazione sorprendente"

Obbligo di firma e turni di lavoro, il ‘cortocircuito’ per un ultras spallino

di Redazione | 3 min

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“Obbligato a scegliere tra perdere il lavoro o la propria libertà”. È la denuncia che arriva dal direttivo della Curva Ovest per un ultrà spallino, ‘daspato’ – a gennaio 2024 – dopo gli scontri con i tifosi del Monza avvenuti nell’area di servizio Bisenzio Ovest, lungo l’autostrada A1. In un paio di circostanze infatti, come confermato dal legale che lo difende, l’avvocato Andrea Ferrari, il gip del tribunale di Firenze ha respinto la richiesta di deroga all’obbligo di firma cui l’uomo è sottoposto, presentata a causa di comprovate esigenze lavorative che gli impediscono di comparire davanti alla pg negli orari prestabiliti.

“In base al secondo comma dell’articolo 282 del codice di procedura penale, l’obbligo di firma deve tenere conto degli impegni lavorativi del destinatario del provvedimento” sottolinea la Ovest. “Cosa significa? In soldoni, se un tifoso è stato colpito da un Daspo con l’obbligo di presentarsi in caserma ogni qual volta la sua squadra scende in campo, questa comparizione – spiegano gli ultras – deve essere compatibile con gli altri eventi prioritari della sua vita. Ovvero, impegni lavorativi e malattia. Se sono in turno (e lo certifico), la legge dice che sono autorizzato a non andare a firmare. Fine. Lo dice la legge”.

La Ovest prosegue: “Il diritto al lavoro è un diritto costituzionalmente garantito, così come previsto dall’articolo 4. Già questo, di per sé, costituirebbe una nozione basilare, soprattutto per chi la legge dovrebbe averla studiata così a fondo da raggiungere posizioni di estremo rilievo nel nostro sistema giuridico. Negare questo diritto contravviene, inoltre, i fondamentali principi riabilitativi che lo fondano, secondo i quali recuperare socialmente qualcuno che si è ritenuto colpevole e a cui si è comminata una pena, sarebbe la funzione principale. Tuttavia c’è un sedicente custode della legalità che evidentemente non la pensa così. Si ostina, da mesi, a respingere le richieste di sospensione della firma nelle giornate in cui, per comprovate ragioni lavorative, un ragazzo sottoposto a comparizione si trova impossibilitato a recarsi in caserma”.

“Il ragazzo in questione – fa sapere la parte più calda del tifo biancazzurro – rischia il carcere, se non si presenta. Gli si vorrebbe imporre, in maniera del tutto arbitraria, un inasprimento tale da precludere l’attività lavorativa, nonostante la legge preveda tutt’altro. Rischiando seriamente di comprometterne la posizione. E così, dopo questure e Procure, vediamo anche i tribunali cercare di ergersi al di sopra di quella legge che dovrebbero difendere, come da funzione e vocazione. E farlo con il solo e unico intento di reprimere, stigmatizzare e discriminare una categoria di persone a loro invisa. Quella degli ultras”.

Per l’avvocato Andrea Ferrari, che difende il giovane, si tratta quindi di una “situazione sorprendente“, soprattutto se confrontata con “identiche istanze che in precedenza venivano accolte senza battere ciglio da altri tribunali italiani“. In questo caso, però, “su parere negativo del pubblico ministero – che sostiene, contrariamente alla legge, che il lavoro sia recessivo rispetto all’obbligo di comparizione – il gip si è appiattito“, afferma il legale, finendo per adottare un “provvedimento contrario a quella che invece è la norma“. Un ‘cortocircuito‘ che Ferrari definisce “frustrante“, dal momento che “la vicinanza delle partite e la necessità di presentare la richiesta settimana dopo settimana, in base ai turni di lavoro, non consentono neppure di impugnare i provvedimenti per ragioni di tempo davanti all’autorità competente“.

 

 

 

 

 

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