Lagosanto. Dopo le accuse sollevate dalla Fp Cgil Ferrara sul procedimento disciplinare avviato nei confronti di una dottoressa del Centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’Ospedale del Delta, arriva la replica ufficiale dell’Azienda Usl di Ferrara, che respinge con fermezza l’ipotesi di comportamenti ritorsivi e rivendica la correttezza del proprio operato.
La vicenda si inserisce nel quadro di un caso già particolarmente delicato: il servizio Pma del presidio di Lagosanto è stato sospeso in via cautelativa dalla direzione generale dell’Ausl, d’intesa con la Regione, mentre è in corso un’indagine della magistratura su presunte irregolarità ritenute “gravissime” dal sindacato. Secondo Fp Cgil, il procedimento disciplinare rappresenterebbe un atto intimidatorio nei confronti di una professionista che avrebbe contribuito a far emergere criticità rilevanti all’interno del centro, esercitando un dovere etico e professionale tutelato dalle norme sul whistleblowing.
Una ricostruzione che l’Azienda sanitaria contesta punto per punto. In una nota diffusa in merito agli articoli apparsi sulla stampa locale, l’Ausl afferma che le proprie azioni “sono sempre state svolte, e lo saranno sempre in futuro, nell’ambito della correttezza relazionale e normativa”, sia verso i pazienti sia nei confronti dei dipendenti e collaboratori.
Secondo quanto chiarito dall’Azienda, la situazione portata all’attenzione pubblica dalla Fp Cgil non nascerebbe come conseguenza di segnalazioni interne, ma sarebbe emersa nel corso negli accertamenti effettuati dall’Ausl per rispondere alle richieste dell’Autorità giudiziaria. Accertamenti svolti – sottolinea la direzione – nella massima collaborazione con gli organi inquirenti e finalizzati a fornire tutti gli atti e i documenti richiesti.
È proprio in questo contesto che sarebbero venuti alla luce fatti definiti di “elevata gravità”, in parte già riportati dagli organi di stampa: accessi non legittimi ai sistemi informatici aziendali e manipolazione delle cartelle cliniche delle pazienti. Elementi che, secondo l’Ausl, hanno reso necessario procedere alla segnalazione all’Ufficio disciplinare aziendale.
L’Azienda precisa inoltre di aver sempre tenuto informata l’Autorità giudiziaria delle proprie azioni, condividendo tempestivamente le nuove informazioni emerse, nella consapevolezza che tali elementi potessero risultare utili ai fini probatori dell’indagine penale in corso. Un rapporto costante con la magistratura che, a detta dell’Ausl, garantisce a tutte le parti coinvolte che il procedimento disciplinare si stia svolgendo nel rispetto delle garanzie di legge, con piena tracciabilità dei processi e massima trasparenza.
Un passaggio della nota risponde direttamente alle preoccupazioni sollevate dal sindacato sul rischio di ritorsioni. L’Azienda evidenzia infatti che la stessa Fp Cgil, che sta tutelando la dipendente e ha avuto accesso a tutti gli atti della vicenda, disporrebbe già degli elementi necessari a dimostrare che le azioni intraprese non possono in alcun modo essere inquadrate come ritorsive, né dirette né indirette, e che esse sono pienamente compatibili con i principi europei di whistleblowing.
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