Lido di Volano. “Un’altra pagina di storia se ne va, in questo freddo e umido gennaio”. Dopo 67 anni di attività, lo storico ristorante Da Checo abbassa definitivamente la saracinesca, lasciando un vuoto profondo nella piazza e nella memoria del Lido di Volano. A raccontare gli ultimi giorni di attività del locale è stata la stessa titolare, intervistata da Claudio Castagnoli, ex comandante della Polizia provinciale, che con grande sensibilità ha voluto documentare questo momento con un video pubblicato sui social, diventato in poche ore un racconto collettivo fatto di ricordi, emozioni e nostalgia.
“Avevo cinque anni quando i miei genitori decisero di aprire qui una friggitoria: era una scommessa”, racconta Ersilia con voce carica di sentimento. Tutto nasce da una piccola baracca di legno, “quando il Lido era fatto di ombrelloni improvvisati e un mare forse più pulito”, aggiunge Castagnoli. Il padre, Francesco Biolcati, detto Checo, credeva profondamente in quel luogo: di notte, pezzo dopo pezzo, ampliava la struttura, fino a trasformare la friggitoria in un vero ristorante. Prima l’asporto, poi tavoli e sedie, quindi le attrezzature nuove.
La storia di Checo è anche la storia dei suoi ospiti. Tra quei tavoli sono passati grandi nomi del cinema e dello spettacolo come Pupi Avati, Marcello Mastroianni, John Malkovich e Philippe Leroy. Ma su tutti spicca il legame speciale con Milva, Maria Ila Biolcati, “la pantera di Goro”. “Quando veniva qui dovevamo chiudere il locale – racconta Ersilia – altrimenti non riuscivamo nemmeno a parlare, attirava troppa gente”.
La cucina era un altro pilastro della leggenda del ristorante: il ristorante di pesce della mamma, i calamaretti e il vero cavallo di battaglia, l’anguilla. E poi le tradizioni antiche, come le sarde messe sotto sale nei barattoli di pomodori della nonna, o i filetti di acciughe preparati a mano. Una famiglia di grandi lavoratori, con un nonno che aveva persino riaperto il mercato del pesce di Goro nel dopoguerra.
“Io sono la figlia di Checo”, dice Ersilia, rivendicando con orgoglio un’identità che è diventata destino. Un lavoro vissuto come “odio e amore”, portato avanti per rispetto verso la madre e la storia di una vita, rinunciando al sogno di fare l’arredatrice o la pittrice.
Resta però il legame profondo con l’ambiente del Lido, con la natura che circonda il ristorante e persino con i daini, che Ersilia accoglie con affetto, “nonostante i danni alle piante”. E resta soprattutto l’abbraccio della comunità. “L’ultima domenica che ho tenuto aperto ho pianto – confessa – perché i clienti sono venuti a salutarmi dicendo: ‘Adesso noi dove andiamo?'”. Non solo clienti, ma amici di una vita. E un capitolo di storia del Lido che se ne va.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com