Certe volte la realtà ha un tempismo tutto suo. E una discreta dose di ironia involontaria. È il caso del post pubblicato il 14 novembre 2025 sui social da Nicola “Naomo” Lodi, ex vicesindaco di Ferrara, dedicato all’apertura del bar “Mai Guai” sotto il Grattacielo.
Nel messaggio, Lodi racconta la genesi dell’attività: un’idea nata anni fa, una chiacchierata con Roberto Colletti, l’invito ad aprire un locale nel cuore del quartiere Gad per portare vivacità “in una zona abitata da anziani, famiglie, uffici” e con “un grande parco che d’estate si anima con i concerti e d’inverno con i giochi per bambini e le piste da pattinaggio”. Una scommessa, scrive Lodi, accettata con coraggio, in un’area “in cui, fino a qualche anno fa, non avrebbe scommesso nessuno”.
Il bar apre, dunque, a novembre dello scorso anno e diventa – sempre nelle parole dell’ex vicesindaco – un “presidio di vitalità e sicurezza”, simbolo della riqualificazione del quartiere e della fiducia nel lavoro svolto dall’Amministrazione negli anni passati. Un ringraziamento finale, con tanto di augurio e il classico “in bocca al lupo”.
Fin qui, tutto fila. Se non fosse che, nel frattempo, la cronaca ha preso un’altra direzione: il sindaco Alan Fabbri dispone lo sgombero delle tre torri del Grattacielo, a seguito delle criticità riscontrate dai vigili del fuoco rispetto alle norme antincendio.
E così, rileggendo oggi quelle righe entusiaste, il nome del bar “Mai Guai” assume un significato quantomeno sfortunato. Una coincidenza, certo. Ma di quelle che, a Ferrara, fanno sorridere amaramente e sollevano più di una riflessione.
Perché se è vero che – come scrive Lodi – la sicurezza non è fatta solo di istituzioni ma anche di persone che vivono e investono nei luoghi, è altrettanto vero che senza impianti a norma e strutture sicure anche la migliore buona volontà rischia di fermarsi davanti a un’ordinanza di sgombero.
Il bar resta simbolo di una scommessa privata e di una narrazione politica che oggi cozza con la realtà. “Mai Guai” sulla carta, e qualche guaio nei fatti. Ferrara, ancora una volta, si scopre capace di raccontarsi anche attraverso le sue contraddizioni.
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