È accaduto di nuovo.
In una fabbrica a Castelfranco Veneto, precisamente la Bluergo in provincia di Treviso, i dipendenti sono stati sottoposti a un questionario che ha lasciato tutti senza parole. Tra le tante domande, una in particolare ha fatto drizzare i capelli: “Chi manderesti a casa dei tuoi colleghi se tu fossi a capo di questa proprietà?”
Chiedere ai lavoratori quale tipo di collega sia meglio licenziare prima, part-time o full-time, più o meno giovani, con o senza figli – significa scaricare su di loro una responsabilità che è dell’azienda.
È difficile capire cosa passi per la mente di chi progetta e approva questi questionari.
Stanno forse cercando di creare un clima di terrore e di competizione malsana all’interno dell’azienda? Oppure sono semplicemente fuori dal mondo e non hanno idea di come gestire il personale in modo efficace e rispettoso?
Il problema non è solo la domanda in sé, ma la cultura aziendale che la sostiene.
È un esempio di come le grandi aziende stiano perdendo la bussola e si stiano concentrando più sulla produttività e sul profitto che sul benessere dei propri dipendenti.
È come se si dimenticassero che i dipendenti sono esseri umani, con sentimenti, emozioni e diritti.
Non sono solo numeri o risorse da sfruttare per raggiungere gli obiettivi aziendali.
La risposta dei dipendenti non si è fatta attendere. Molti hanno rifiutato di rispondere alla domanda, altri hanno espresso il loro disappunto e la loro rabbia sui social media.
È importante che le aziende capiscano che il benessere dei dipendenti è fondamentale per la loro stessa sopravvivenza.
È necessario creare un clima di fiducia e di rispetto, dove i dipendenti si sentano valorizzati e motivati.
Noi, come dipendenti e come cittadini, dobbiamo pretendere di più dalle aziende.
Dobbiamo chiedere loro di essere più trasparenti, più rispettose e più umane. E se non lo fanno, dobbiamo essere pronti a protestare e a difendere i nostri diritti.
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