Grattacielo, Pd di Ferrara: “Ecco perché non abbiamo partecipato al presidio”
Il Pd di Ferrara chiarisce le motivazioni per cui non ha partecipato ufficialmente al presidio organizzato al Palapalestre per gli sfollati della Torre B del Grattacielo
Il Pd di Ferrara chiarisce le motivazioni per cui non ha partecipato ufficialmente al presidio organizzato al Palapalestre per gli sfollati della Torre B del Grattacielo
“La disperazione è tangibile”. È con queste parole che l’Unità di Strada di Caritas descrive la situazione riscontrata anche nella mattinata di domenica 18 gennaio al Palapalestre, a poche ore dallo sgombero degli sfollati del Grattacielo
È un appello diretto alla “città solidale” quello lanciato da Domenico Bedin (Viale K), dopo la decisione di farsi carico dell’accoglienza degli sfollati del grattacielo dopo lo sgombero del Palapalestre
L'appuntamento è fissato in via Tumiati alle 14 di domenica 18 gennaio per manifestare solidarietà nei confronti degli sfollati dopo l'incendio al Grattacielo
È l'inferno a cui sarebbe stata costretta una 36enne di nazionalità etiope per mano di un 63enne italiano, finito a processo con l'accusa di maltrattamenti in famiglia per fatti avvenuti tra il 2021 e il febbraio 2024 a Formignana, dove i due vivevano
“Questa amministrazione fa campagna politica sulla sicurezza, ma non ha capito che abbandonare in strada e al freddo decine di persone frustrate può rappresentare un pericolo per la città”. Le parole di uno degli sfollati della Torre B del grattacielo hanno dato il tono al presidio organizzato – domenica (18 gennaio) pomeriggio davanti al Palapalestre, mentre all’interno della struttura procedevano le operazioni di sgombero delle brandine e degli ultimi effetti personali.
Oltre un centinaio di persone si sono ritrovate davanti all’impianto sportivo: residenti e proprietari degli appartamenti della Torre B, associazioni, attivisti, consiglieri comunali di opposizione e cittadini solidali. Lo sgombero è avvenuto in maniera tranquilla, sotto il controllo di tre camionette del Reparto Mobile della Polizia di Stato. Nessun momento di tensione aperta, ma un clima rimasto comunque teso per tutta la durata del presidio.
Già dalle ore 13 gli sfollati sono stati fatti uscire dal Palapalestre, prima ancora dell’orario previsto per il presidio, fissato alle 14.
Dalla manifestazione è emersa con forza la richiesta di rispetto e dignità. Alessio, sfollato della Torre B, ha ricordato di aver vissuto nel grattacielo per quindici anni: “Tutti i residenti, tutti i proprietari e tutte le persone sfollate meritano rispetto, solidarietà e dignità”. Ha sottolineato come non tutti abbiano una rete sociale su cui contare e ha denunciato “la speculazione politica su una situazione già al limite della sopportazione”. “Il Grattacielo non era una polveriera dimenticata – continua -. I lavori antincendio erano già iniziati, le parti comuni erano state adeguate alle richieste fatte dal 2017. Il sindaco è il primo responsabile della salute dei cittadini e non può tirarsi indietro”.
“Gli appartamenti non sono andati a fuoco – prosegue Alessio -. È andato a fuoco il vano dei contatori elettrici, che non sono nostra proprietà ma di Enel”. Una responsabilità tecnica che, secondo l’abitante, non può essere addossata ai residenti: “Abbiamo ancora cavi degli anni Sessanta. Oggi le esigenze energetiche sono completamente diverse”. Alessio ha poi respinto la narrazione che descrive il Grattacielo come un luogo di degrado umano: “La maggior parte degli abitanti sono lavoratori della logistica che vanno ogni giorno a Bologna, ferraresi, anziani e studenti. Non esistono cittadini di serie B”.
Molto duro anche l’intervento di Adam Atik, di Cittadini del Mondo: “È una vergogna che queste persone ricevano una risposta, ossia una soluzione non istituzionale, solo all’uscita dal Palapalestre”. Atik ha contestato l’idea che si tratti di una “gestione privata”: “Un amministratore di una città non può dire una cosa del genere sapendo che molte persone non hanno un altro posto dove andare”.
La solidarietà arriva anche da Ferrara per la Palestina, che ha messo in discussione la linea dell’amministrazione comunale: “Non accettiamo che il Comune dica di non potersi sostituire alle responsabilità private”. Dal microfono è stato ricordato come dal 2017 i vigili del fuoco avessero segnalato la necessità di interventi radicali sulle torri, proprio in relazione alla sicurezza antincendio. “Questo stesso Comune – è stato detto – ha partecipato a progetti di riqualificazione della zona Gad e oggi rivendica di non avere responsabilità. Eppure è proprietario di alcuni spazi del grattacielo e conosceva bene la situazione”.
Dal fronte istituzionale è intervenuto anche Leonardo Fiorentini, consigliere della Civica Anselmo: “Questa strada divide la Ferrara solidale dal governo dei cattivi. Questo sgombero è un’operazione vergognosa nei confronti di cittadini cacciati di casa senza nemmeno il tempo di trovare una soluzione alternativa”, sottolineando come la risposta concreta all’emergenza stia arrivando ancora una volta dalla rete solidale e non dal Comune.
Nel corso del presidio ha preso la parola anche il consigliere dem Massimo Buriani, presente nonostante una nota del Partito Democratico annunciasse l’assenza per il timore di “possibili tensioni“. Buriani ha promesso battaglia in Consiglio comunale. Lo stesso ha fatto il Movimento 5 Stelle che ha espresso solidarietà agli sfollati e la richiesta di soluzioni immediate, sia per l’emergenza abitativa che per la messa in sicurezza del grattacielo.
Durante la giornata è arrivata anche una nota stampa di Sinistra Italiana: “Bene che per una parte delle persone si sia riusciti a trovare soluzioni di passaggio – si legge – ma resta inaccettabile che ce ne sia un’altra che, come se avesse meno dignità e meno diritti degli altri, venga lasciata al proprio destino senza battere ciglio”. Secondo SI, a rimanere senza risposte sarebbero soprattutto “quelle cittadine e quei cittadini che, guarda caso, sappiamo essere stranieri”, un elemento che solleva interrogativi, pesanti sulle scelte del Comune. “Una soluzione abitativa degna e transitoria – conclude la nota – doveva essere trovata per tutti prima di procedere con uno sgombero che appare ancora più indecente si qualsiasi altro”.
Resta aperta così la questione di decine di persone che chiedono non privilegi, ma un tetto sopra la testa. Nel frattempo, dalla sede di viale K in via Mura di Porta Po 9 chiedono beni di prima necessità per ospitare gli sfollati: carta igienica, prodotti per igiene personale, salviette, acqua, asciugamani e ciabatte per le prese multiple. E per domani, lunedì 19 gennaio, è già stato annunciato un presidio davanti alla residenza municipale.
(foto di Riccardo Giori)
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