Attualità
7 Marzo 2026
La cerimonia in vista dell'8 marzo al Giardino dei Donatori di Cona. Marchesiello: "Messaggio forte all'universo maschile"

Un albero e una panchina rossa: al Sant’Anna il segno contro la violenza sulle donne

di Elena Coatti | 4 min

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Un albero che cresce come simbolo di vita e una panchina rossa come monito contro la violenza di genere. Sono questi i due simboli lasciati la mattina di venerdì 6 marzo, nel Giardino dei Donatori dell’ospedale Sant’Anna di Cona, al centro dell’iniziativa organizzata in vista della Giornata internazionale della donna.

La cerimonia – promossa in collaborazione con Ausl, Avis provinciale e comunale di Ferrara, Centro donna giustizia e Conad Nord Ovest – ha unito memoria, sensibilizzazione e impegno sociale, trasformando il Giardino in uno spazio ancora più carico di significato civile e simbolico.

Ad aprire gli interventi è stato il prefetto Massimo Marchesiello, che ha richiamato l’importanza del lavoro di rete sul territorio nel contrasto alla violenza di genere. “Lo sappiamo bene – ha detto – perché con la rete territoriale che abbiamo attivato sul tema un ruolo fondamentale lo svolgono i centri antiviolenza. La raccolta fondi e la solidarietà sono essenziali affinché questi centri possano esistere e mettere a disposizione delle donne in difficoltà possibilità di accoglienza”.

Il prefetto ha sottolineato anche il contributo delle istituzioni e delle realtà coinvolte, dalle aziende sanitarie alle forze dell’ordine, ricordando anche la responsabilità dell’informazione: “Approfitto della presenza della stampa perché il ruolo dei giornalisti in quest’ambito è più che mai fondamentale“.

Marchesiello si è poi soffermato sul valore simbolico della panchina rossa. “Ne ho viste tante – ha spiegato – e non è una moda: è un modo per ricordare questo tema. Purtroppo capita anche che vengano vandalizzate, ma proprio per questo rappresentano un messaggio forte che deve arrivare soprattutto all’universo maschile“.

Parole a cui hanno fatto eco quelle dell’assessora Angela Travagli, che ha collocato l’iniziativa nel quadro delle celebrazioni per gli ottant’anni dell’Assemblea Costituente e delle conquiste dei diritti delle donne. “Ottant’anni di lotte e conquiste – ha ricordato – ma ci troviamo ancora oggi a ribadire concetti di diritti, libertà e soprattutto rispetto ed educazione“.

L’assessora ha citato una delle madri costituenti, Maria Federici, ricordando come già nel 1947 sottolineasse che le donne “non vogliono privilegi ma diritti come persone e cittadine”. Un messaggio che resta attuale: “La panchina è un simbolo importante. Vorremmo forse non doverne mettere più, ma è un segno che richiama diritti, inclusione, libertà e rispetto”.

Un richiamo alla cultura dei diritti è arrivato anche dalla consigliera regionale Marcella Zappaterra, che ha ringraziato i promotori dell’iniziativa sottolineando il valore del Giardino dei Donatori. “È già diventato un esempio di come si possa far crescere la cultura del rispetto – ha affermato – verso le persone, verso le donne e verso i popoli”.

Con uno sguardo ai conflitti che si stanno consumando in questi ultimi giorni, Zappaterra ha ricordato come il diritto delle donne a non subire violenza e quello alla salute si intreccino anche grazie alla generosità dei donatori di sangue: “Trasmettere questi principi alle nuove generazioni è fondamentale, soprattutto in un contesto internazionale difficile. Iniziative come questa costruiscono cultura di pace e collaborazione”.

A spiegare il senso dell’iniziativa è stata Sibilla Tieghi, vicepresidente di Avis provinciale Ferrara: “Questo evento vuole allargare il progetto del Giardino dei Donatori unendo memoria, riflessione, lotta alla violenza di genere, solidarietà e impegno civile”.

La panchina rossa, ha aggiunto, “è un monito visivo permanente che ricorda come la parità di genere sia la base di una società inclusiva e democratica“, mentre l’albero piantato nel giardino “è simbolo di vita e speranza, proprio come i donatori e le donatrici che con il loro gesto aiutano gli altri“.

Tieghi ha sottolineato anche il crescente contributo femminile nel mondo della donazione: negli ultimi dieci anni, a fronte di un aumento del 3,4% degli uomini donatori, le donne sono cresciute del 40%.

Sul lavoro quotidiano di contrasto alla violenza è intervenuta anche Angela Alvisi, presidente del Centro donna giustizia. “I simboli sono importanti perché raccolgono valori come parità di genere, autodeterminazione e libertà femminile – ha spiegato -, ma accanto ai simboli c’è il lavoro di tutti i giorni. Quello dei centri antiviolenza, delle forze dell’ordine, della sanità e dei servizi sociali”.

Un ringraziamento ai donatori è infine arrivato anche dalla direttrice generale delle Aziende sanitarie Nicoletta Natalini, che ha definito i volontari Avis “un esempio incredibile”. “Donano anima e corpo – ha aggiunto -, anima perché dedicano il loro tempo agli altri, corpo perché donano sangue e plasma. Senza il dono di Avis le aziende sanitarie non potrebbero fare il meglio per i pazienti“.

A chiudere gli interventi Saverio Alagna per Conad, che ha ricordato il significato della donazione della panchina rossa e dell’albero. “In occasione dell’8 marzo vogliamo ribadire la nostra vicinanza alle donne e promuovere la cultura del rispetto – ha dichiarato -. Questo gesto rappresenta un messaggio di unità, responsabilità e solidarietà. Insieme possiamo far crescere una comunità che sceglie il dono, la cura e il rispetto”.

La mattina si è poi conclusa con un momento artistico e partecipato: l’esibizione di alcuni studenti degli istituti Copernico-Carpeggiani e Carducci, diretti dal docente Marco Toscano (New Poets), che hanno letto poesie originali dedicate al contrasto della violenza sulle donne e proposto una performance musicale, portando la voce delle nuove generazioni dentro il messaggio della giornata.

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