di Mauro Santi*
Scrivo questa nota nella speranza di dare voce a quello che sta succedendo nell’istruzione del nostro paese, e della nostra provincia visto che nonostante il rischio di diventare afoni non sembra che qualcuno si accorga della deriva in cui stiamo procedendo e che ci porterà a sbattere.
In questi giorni le organizzazioni sindacali, tutte, si stanno esprimendo con sgomento sul dimensionamento scolastico, risaltato agli onori della cronaca per il commissariamento delle regioni (4 su venti) che hanno fatto resistenza a questo ulteriore taglio di risorse per la scuola pubblica.
Non è mica una situazione che parte da ora, e, anche se capisco le prese di posizione che rinfacciano a questo governo di aver prima imbastito una proposta di regionalizzazione per poi intervenire con un commissariamento, mi sembra corretto segnalare che l’istruzione in Italia purtroppo non è una priorità effettiva da anni.
Questo definanziamento ha svariati effetti macroscopici. Il dimensionamento ne ha immediati sullo spopolamento di aree interne o periferiche: chiudi la scuola e muore il paese. E’ davvero economicamente vantaggioso favorire il calo demografico invece di cercare di contenerlo? O ci accorgiamo di questo solamente quando le colline ci franano in testa?
E’ davvero economicamente vantaggioso mascherare il taglio di un anno di didattica sia nei percorsi tecnologico – professionale che nei licei, con Ferrara provincia di maggior adesione a questi indirizzi di studio, quando abbiamo già importanti pareri (leggi Fondazione Agnelli Eduscopio 2025) che ci dicono che le prestazioni all’università dei diplomati quadriennali risultano nel complesso inferiori a quelli dei diplomati quinquennali.
Ieri il Governatore della Banca D’italia scriveva “investire di più sull’istruzione è la leva decisiva per la crescita”. Qui si sta facendo l’esatto opposto, la crescita la cercheremo sotto il ponte sullo stretto.
*Segretario Generale Flc Cgil Ferrara
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