Cronaca
10 Gennaio 2026
Nel penitenziario di via Arginone reclusi due dirigenti dell’associazione sotto indagine. Il presunto vertice della cellula italiana resta invece detenuto in Umbria

Inchiesta Hamas, due arrestati nel carcere di Ferrara: Hannoun trasferito a Terni

di Redazione | 2 min

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Non arriva Mohammad Hannoun, ma il carcere di Ferrara entra comunque a pieno titolo nell’inchiesta sulla presunta cellula italiana di Hamas. Nel penitenziario di massima sicurezza di via Arginone sono stati infatti trasferiti due degli arrestati nell’operazione che ipotizza un sistema di raccolta e finanziamento a favore dell’organizzazione terroristica: Raed Al Salahat, 48 anni, e Yaser Elasaly, 58 anni, entrambi dipendenti dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (A.b.s.p.p.).

Il nome di Ferrara era circolato nei giorni scorsi come possibile destinazione anche per Hannoun, 63 anni, considerato dagli inquirenti il vertice della struttura operativa in Italia e arrestato il 27 dicembre. Ma per lui l’amministrazione carceraria ha scelto un altro istituto: dal carcere genovese di Marassi è stato disposto il trasferimento a Terni, in Umbria, dove è ora detenuto in una sezione ad alta sicurezza riservata ai reati di terrorismo.

A Ferrara, invece, sono arrivati due profili ritenuti centrali nell’organizzazione della rete di raccolta fondi. Raed Al Salahat è componente del board of directors della European Palestinians Conference ed è indicato come referente A.b.s.p.p. per Firenze e la Toscana. Yaser Elasaly, 58 anni, era responsabile della filiale milanese insieme a Dawoud, considerato membro del comparto estero di Hamas e referente diretto di Hannoun per la cosiddetta cellula italiana.

I due sono detenuti in via Arginone in regime di alta sicurezza, senza possibilità di visite familiari, misura che conferma il livello di attenzione riservato all’inchiesta.

Nel frattempo, Mohammad Hannoun ha fatto sapere di voler partecipare in videocollegamento all’udienza del Riesame, fissata per il 16 gennaio a Genova, nella quale i suoi legali chiederanno la scarcerazione.

Il quadro accusatorio è pesante: secondo la magistratura, nel corso degli anni sarebbero stati versati complessivamente 7 milioni e 280 mila euro a favore di Hamas. Fondi raccolti ufficialmente per scopi umanitari a sostegno della popolazione palestinese, a Genova e in numerose altre località italiane ed estere. Ma per gli inquirenti “oltre il 71% delle somme sarebbe finito al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni a essa collegate o controllate, nonché alle diverse articolazioni dell’organizzazione terroristica”.

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