Copparo
9 Gennaio 2026
Entro il 31 marzo gli ultimi 50 dipendenti dello stabilimento lasceranno il loro posto di lavoro

Berco chiude a Castelfranco Veneto

di Redazione | 2 min

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Chiude la Berco, ma non quella di Copparo. Entro il 31 marzo gli ultimi 50 dipendenti dello stabilimento di Castelfranco Veneto lasceranno il loro posto di lavoro. Anche loro riceveranno l’incentivo di 57mila euro lordi che era stato dato a chi ha già scelto di lasciare l’azienda.

Si tratta della stessa cifra proposta anche ai dipendenti dello stabilimento di Copparo per cui è stata prorogata fino al 29 marzo del 2026 la possibilità di uscita con adesione esclusivamente volontaria.

Inizialmente, quando è scoppiata la crisi, nell’ottobre del 2024, il piano della dirigenza dell’azienda di ThyssenKrupp prevedeva 550 esuberi: 480 a Copparo e 70 a Castelfranco Veneto. Ora, in quest’ultimo stabilimento, si sta per raggiungere la chiusura anche se fortunatamente le cronache locali parlano di altre aziende, operanti sempre nel settore metalmeccanico, pronte ad accogliere i lavoratori. Una possibilità che gli operai copparesi non hanno, o per lo meno gli risulta sicuramente più complesso trovare un’alternativa viste le difficoltà del settore manifatturiero e metalmeccanico nel Ferrarese.

Dopo l’annuncio degli esuberi una grande mobilitazione sindacale, oltre agli interventi della Regione Emilia Romagna e del Ministero delle imprese e del made in Italy aveva portato ad un accordo con Berco che nell’aprile del 2025 aveva ritirato i licenziamenti unilaterali. Allora, per raggiungere i 480 esuberi, mancavano all’appello 247 persone e per raggiungerle l’azienda aveva deciso di procedere unilateralmente. Per chi avesse voluto rimaneva comunque aperta la possibilità del licenziamento volontario vedendosi corrisposti 57mila euro lordi.

A settembre del 2025 nello stabilimento di Copparo erano necessari ancora 169 esuberi per le quali c’è tempo fino al prossimo marzo. Nel frattempo un altro importante accordo è stato fatto lo scorso dicembre con l’avvio di una sperimentazione delle 30 ore settimanali lavorative mantenendo la paga inalterata rispetto alle 40.

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