Politica
6 Gennaio 2026
Controreplica di Chiara Benvenuti, Elisa Galuppi e Giuseppe Lagrasta al senatore di Fratelli d'Italia Alberto Balboni

Sanità. Pd: “Noi partiamo dalle persone, non dalla propaganda”

di Redazione | 3 min

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Colpisce, nella replica del senatore Balboni, il tentativo di liquidare le nostre argomentazioni come “falsi slogan”, quando si tratta invece di questioni che incidono sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini: donne, persone che necessitano di cure, famiglie che ogni giorno fanno i conti con scelte governative che pesano su salute, lavoro e futuro. È qui che si misura la distanza profonda tra chi governa e il Paese reale.

In sanità il tema non è quanti miliardi si annunciano, ma se le risorse stanziate sono sufficienti. Ovunque nel mondo la spesa sanitaria si valuta in rapporto al PIL: ragionare solo in termini assoluti significa non sapere di cosa si parla o, peggio, cercare di prendere in giro i cittadini.

La realtà dei territori dice che l’Italia investe meno di quanto sarebbe necessario. Il rapporto tra spesa sanitaria e PIL resta stabilmente sotto il 7%, lontano dai principali Paesi europei. Gli aumenti messi in campo servono a malapena a coprire inflazione, costi energetici e rinnovi contrattuali, non a migliorare i servizi e l’accesso alle cure.

Liste d’attesa sempre più lunghe, difficoltà di accesso ai servizi, cittadini costretti a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure. Dopo anni di governo non si può più parlare di emergenze impreviste, ma di scelte politiche precise. Il Decreto-Legge 73 del 2024, presentato come soluzione al problema delle liste d’attesa, non ha prodotto risultati: le liste non si sono accorciate. A dirlo non sono solo le opposizioni, ma anche presidenti di Regioni governate dal centrodestra, come Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il punto che il senatore Balboni non ha il coraggio di dire è semplice: questo governo ha scelto meno sanità pubblica. Una scelta che spinge sempre più cittadini verso il privato o verso le assicurazioni, riducendo progressivamente il perimetro del Servizio Sanitario Nazionale senza assumersene apertamente la responsabilità.

I cittadini, loro malgrado, si stanno adattando a una sanità sempre più “a pagamento”, che rischia di non essere più un diritto universale. Nell’ultimo anno 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Una deriva che accentua le disuguaglianze e lascia irrisolto il nodo del rifinanziamento stabile del SSN e della garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Dispiace constatare come nella replica del senatore Balboni non emerga una reale comprensione del bisogno cui rispondeva Opzione Donna. Nessuno ha mai negato che fosse uno strumento economicamente penalizzante. Proprio per questo non era un privilegio, ma una scelta consapevole e spesso sofferta, che consentiva a molte donne di uscire da condizioni di lavoro e di vita diventate insostenibili.

Questo governo ha progressivamente svuotato Opzione Donna, irrigidendo i requisiti fino a renderla di fatto inaccessibile. Senza strumenti alternativi per carriere femminili discontinue e carichi di cura elevati, si nega l’ultima possibilità a donne che hanno già pagato il prezzo più alto in termini salariali, contributivi e di salute.

Noi partiamo dalle persone reali, non dalla propaganda. La politica ha il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di dare risposte concrete ai bisogni delle persone.

*Referente Salute e Welfare – Segreteria provinciale Partito Democratico
** Missione Salute e Welfare – Segreteria comunale Partito Democratico

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