Spaccio lungo la Romea, arrestato 36enne con cocaina e contanti
È finito in manette un 36enne residente nel Rodigino, arrestato per spaccio nella serata di domenica 4 gennaio dai Carabinieri della Stazione di Mesola
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La curva dell’influenza stagionale sta salendo anche quest’anno verso il picco, atteso tra circa due settimane. Secondo i dati più recenti della rete di monitoraggio Influnet, in provincia di Ferrara si stimano già oltre seimila nuove infezioni respiratorie acute. Una stagione influenzale che, come spiega il dottor Massimo Crapis, coordinatore della Rete provinciale Malattie infettive di Ferrara e presidente regionale della Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), presenta caratteristiche particolari.
“Nelle prossime due settimane si arriverà probabilmente al picco dei contagi per l’influenza stagionale – spiega Crapis – che quest’anno, con la variante K, si caratterizza per un quadro sintomatico con febbre molto alta e persistente”. Una differenza non da poco rispetto alle stagioni precedenti: “Se solitamente con l’influenza è normale avere febbre per 3-5 giorni, quest’anno si vedono pazienti con febbre che persiste anche 7 giorni”.
Riconoscere l’influenza non è complicato, ma è fondamentale adottare comportamenti corretti fin dai primi segnali. “Se ci si sente spossati e poi sopraggiungono febbre e tosse, è verosimile che si abbia contratto l’influenza”, chiarisce l’infettivologo. La prima regola è non sottovalutare i sintomi: “Già da quando arrivano i primi disturbi è importante restare a casa, perché il nostro corpo è impegnato a lottare contro il virus e va aiutato con il riposo”. Una scelta che tutela non solo il singolo, ma anche la collettività: “Questo evita di peggiorare il quadro clinico e di diffondere l’influenza ad altri”.
Sul fronte delle cure, Crapis invita alla prudenza e alla semplicità: “Quando sopraggiunge la febbre, almeno per i primi giorni, è consigliabile usare farmaci sintomatici come paracetamolo o ibuprofene”. E ribadisce con forza un concetto chiave: “Non devono essere assunti antibiotici, perché l’influenza è causata da un virus”. Fondamentale anche l’idratazione: “Bere molta acqua, tè o latte con zucchero o miele aiuta a reintegrare i liquidi e i sali minerali persi con il sudore e la febbre”.
In genere i sintomi si risolvono nell’arco di pochi giorni, ma non sempre è così. “I disturbi durano in media da 3 a 5 giorni – sottolinea Crapis – ma se persistono oltre, se peggiorano o se compaiono sintomi nuovi, è consigliabile contattare il medico di medicina generale”. In alternativa, nei momenti in cui il proprio medico non è disponibile, “ci si può rivolgere alla continuità assistenziale o ai Cau”.
Il ruolo della medicina territoriale resta quindi centrale. “Il medico di famiglia e i servizi territoriali sono un riferimento fondamentale – ribadisce – prima di prendere decisioni in autonomia o di andare al pronto soccorso è sempre meglio consultare il proprio medico”.
Infine, il tema della vaccinazione. Dal primo gennaio la Regione Emilia-Romagna ha ampliato le categorie che possono accedere gratuitamente al vaccino antinfluenzale. Ha ancora senso vaccinarsi a stagione inoltrata? “Certo – risponde senza esitazioni Crapis – vaccinarsi è molto importante ed è consigliabile anche a chi abbia già avuto l’influenza”. Il motivo è semplice: “Il vaccino protegge da diversi ceppi virali, quindi può essere utile anche per chi è entrato in contatto con uno di essi”. Un beneficio particolarmente rilevante per le persone più fragili: “La vaccinazione riduce il rischio di complicanze e può evitare quadri clinici molto severi”.
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