Attualità
2 Gennaio 2026
Il primo gennaio a Ferrara si apre con il presidio "Disarmati e disarmanti": musica, interventi e bandiere contro tutti i conflitti e l'indifferenza sulle tragedie umanitarie

Duecento persone in piazza per la pace e contro il riarmo

di Elena Coatti | 3 min

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Sotto l’albero di Natale, mentre la città scorreva ancora nel ritmo sospeso delle feste, circa duecento persone si sono raccolte per la pace. In piazza Cattedrale, il primo giorno dell’anno è stato un gesto collettivo per ribadire che il no alla guerra e al riarmo non è astrazione, ma una scelta politica, quotidiana e urgente.

Ad aprire il presidio “Disarmati e disarmanti” è stata una voce che attraversa generazioni e coscienze. Le note de “La guerra di Piero” di Fabrizio De André hanno risuonato nella piazza come un monito senza tempo: la guerra non ha vincitori, solo vite spezzate e destini interrotti. Questo il tono dell’iniziativa, promossa dalla Rete Pace Regionale, alla quale Ferrara ha aderito insieme a tante altre città dell’Emilia-Romagna.

Nel corso dell’ora del presidio, letture e interventi hanno intrecciato i conflitti del mondo con le scelte dell’Europa e dell’Italia. Rete Pace ha ribadito con chiarezza la propria opposizione al riarmo europeo, indicato come una strada che allontana la possibilità di una pace duratura e che alimenta una pericolosa spirale bellicista.

Ma la guerra non è solo nei teatri ufficiali dei conflitti. È anche nelle acque del Mar Mediterraneo, dove nei giorni scorsi un’imbarcazione partita dalla Libia è scomparsa, lasciando dietro di sé 116 persone disperse. Un numero pronunciato ad alta voce, perché anche il confine marittimo europeo è un fronte e miete vittime.

Al centro degli interventi anche la Palestina. È stato ricordato come le violenze a Gaza e nei territori occupati continuino senza sosta, colpendo soprattutto i più fragili. In questo contesto si è parlato del caso di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, arrestato con l’accusa di aver gestito una rete di finanziamenti di Hamas e che probabilmente verrà trasferito al carcere di Ferrara. Il Coordinamento dei giuristi e avvocati per la Palestina ha espresso “stupore e sconcerto” per quella che viene definita una campagna mediatica deformante da parte dei media di destra, capace di trasformare la solidarietà e la denuncia delle violazioni del diritto internazionale in un sospetto generalizzato di fiancheggiamento terroristico (l’Onu non definisce Hamas organizzazione terroristica, ndr).

Pur riaffermando la piena fiducia nell’operato della magistratura italiana, i giuristi hanno chiesto indagini condotte con rigore e senza pressioni, respingendo l’uso di etichette infamanti e la delegittimazione del dissenso. In gioco, hanno sottolineato, non c’è solo un singolo caso giudiziario, ma lo spazio democratico: la libertà di associazione, di manifestazione del pensiero, l’impegno civile e la tutela dei diritti umani, pilastri dell’ordinamento costituzionale.

Attorno agli interventi, la piazza parlava anche per immagini: bandiere della pace, della Palestina, dell’Ucraina, striscioni che ricordavano conflitti spesso dimenticati come quello in Sudan. Un mosaico di colori e simboli che raccontava una consapevolezza comune: le guerre cambiano nome e latitudine, ma producono sempre le stesse ferite.

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