Circolano da tempo, e sono diventati uno strumento sempre più pericoloso: sono i deepfake — video, foto o audio manipolati tramite intelligenza artificiale — ormai alla portata di chiunque, grazie a app che permettono di creare contenuti estremamente realistici. Nati per gli effetti speciali cinematografici, oggi vengono spesso usati per truffe, disinformazione e vere e proprie violazioni dell’identità personale.
Ma da venerdì scorso qualcosa si è mosso: il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto lo stop immediato all’app Clothoff, una piattaforma con sede nelle Isole Vergini Britanniche che consentiva di generare immagini e video “deep nude”, ossia falsi digitali che mostrano persone reali nude o in pose sessualmente esplicite, anche partendo da foto di minori. L’intervento è stato adottato d’urgenza la settimana scorsa per tutelare la dignità e la riservatezza delle persone coinvolte e per arginare un fenomeno che, avverte l’Autorità, può avere effetti devastanti soprattutto sui più giovani.
“È una forma moderna e subdola di furto di identità”, spiega Andrea Maggi, consigliere nazionale e vicepresidente regionale della Lega Consumatori. “Con un semplice clic si può distruggere la reputazione di una persona, alterandone il volto, la voce o persino il corpo. È indispensabile che tutti, soprattutto i genitori, siano consapevoli dei rischi e insegnino ai ragazzi a proteggere la propria immagine online”.
Il Garante ha inoltre annunciato indagini più ampie per individuare e bloccare altre piattaforme simili a Clothoff. Ma la prima difesa resta sempre l’attenzione degli utenti. “Non dobbiamo abbassare la guardia,” ammonisce ancora Maggi. “Prima di condividere o scaricare un’immagine, chiediamoci sempre se potrebbe diventare un’arma contro di noi o contro altri. La tutela della dignità passa anche dalle nostre scelte quotidiane.”
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