Cronaca
19 Agosto 2025
Il padre di Federico intervistato dal giornale di Torino ricorda ciò che accadde il 25 settembre del 2005 mentre vent'anni dopo i poliziotti condannati per la sua morte sono stati reintegrati

Lino Aldrovandi a La Stampa: «Pensavo gli dessero l’ergastolo, gli hanno ridato la divisa»

di Redazione | 2 min

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Fermato con la droga in IV Novembre. Era già stato arrestato a febbraio e maggio

Era stato fermato per un controllo in viale IV Novembre, intorno alle 20 di domenica 20 settembre. Addosso, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, aveva quasi un etto di droga. Per questo un uomo di 30 anni, di nazionalità nigeriana, è stato arrestato con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti

«Pensavo gli dessero l’ergastolo e invece gli hanno ridato la divisa». Lino Aldrovandi in un’intervista a La Stampa, ripresa anche da altri giornali e associazioni, interviene a seguito del reintegro dei quattro poliziotti (Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri) condannati in cassazione per la morte di suo figlio Federico il 25 settembre del 2005, quasi vent’anni fa.

«Ora – ha detto l’ex ispettore della Polizia Locale – tutti e quattro sono stati reintegrati in servizio, con incarichi amministrativi. Credo che siano di nuovo in giro, in altre città». Aldrovandi ricorda che non sono state sentenze miti ma anche che l’indulto ha permesso ai quattro agenti di scontare pene più brevi del previsto. «Quando il procuratore generale della Cassazione – ha detto a La Stampa – li definì “quattro schegge impazzite in preda al delirio” ho pensato che fosse giustissimo e un genitore si dice “benissimo, gli daranno l’ergastolo”, contando che il portare una divisa, secondo me, è un’aggravante. E invece la divisa gliel’hanno ridata».

Ripercorre quella fine di settembre di vent’anni fa e anche i momenti successivi, l’apertura del blog dopo la perdita di fiducia verso le istituzioni e anche la separazione da Patrizia Moretti, la madre di Federico, e l’incontro con uno dei quattro agenti, Luca Pollastri, durante una spesa. Ricorda le 54 lesioni trovate sul corpo e la distruzione dello scroto nonostante inizialmente la versione ufficiale fosse: “Si era sentito male”.

«All’inizio – ricorda – avevamo fiducia nelle istituzioni, anche se tante cose non tornavano, ma a gennaio 2006 ancora non succedeva niente. Oltre al dolore immenso avevamo la sensazione di essere stati lasciati soli. Allora abbiamo aperto un blog su internet, uno dei primi, con la foto di Federico, raccontando la sua storia». Da quel momento hanno iniziato a interessarsi giornalisti e la storia è stata raccontata su testate locali e nazionali, su programmi tv e documentari, «alla fine è emerso che quello che ci avevano raccontato era tutto falso».

Oggi però Lino Aldrovandi ha la sensazione che la situazione sia addirittura «peggiorata e che, anche con la nuova legge sulle manifestazioni, sia data mano libera alla polizia». E se dovesse succedere a qualcun altro quello che è successo a Federico «vedendo come funziona noto che è sempre più difficile, anche perché la giustizia ha costi legali pesanti che un poveraccio non potrebbe permettersi».

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