Cronaca
14 Giugno 2025
Il giudice Giovanni Solinas non ha riscontrato responsabilità penali per i tre imputati di cooperazione in omicidio colposo. Uno degli avvocati della difesa: "Operato correttamente, adempiendo agli obblighi. Processo che non sarebbe nemmeno dovuto iniziare"

Stradino travolto e ucciso in Super. Tutti assolti

(Foto di archivio)
di Davide Soattin | 4 min

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Sono stati tutti assolti – perché il fatto non sussiste – i tre imputati finiti a processo con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo per la tragica fine di Augustine Aigbovo, lo stradino 43enne originario del Gambia, travolto e schiacciato tra due veicoli mentre stava lavorando lungo la Superstrada Ferrara-Mare, all’altezza del chilometro 6, tra lo svincolo di Cona e quello di via Ravenna, nella parte di carreggiata che porta all’ingresso autostradale di Ferrara Sud.

A processo c’era finito il 59enne Gabriele Pezzi, direttore tecnico della Cims, azienda bolognese di Castel Guelfo per cui lavorava la vittima e che operava per conto della Sud Segnal-Traffic System Srl, società pugliese che aveva preso i lavori in appalto da Anas e di cui facevano parte il 73enne Donato Papa e il 58enne Giovanni Papa, inquadrati nella vicenda come datore di lavoro e preposto. Aveva già patteggiato invece il conducente della Fiat Panda che colpì e uccise il lavoratore.

I fatti risalgono al 24 settembre 2020 quando l’operaio, addetto alla segnaletica orizzontale, stava lavorando sulla carreggiata per segnalare la presenza di un cantiere. Improvvisamente però sopraggiunse un’auto che tamponò il furgone usato per allertare gli automobilisti dei lavori in corso, che era parcheggiato lungo la corsia di marcia ordinaria, quando – secondo il quadro accusatorio iniziale – si sarebbe dovuto invece posizionare lungo la banchina e non sulla strada.

Il 43enne si trovava purtroppo lì vicino. È stato travolto e schiacciato tra i due veicoli, morendo sul colpo

Per Gabriele Pezzi (avvocato Ermanno Cicognani) e Donato Papa (avvocato Alessandro De Matteis) la Procura aveva chiesto tre anni e quattro mesi, mentre per Giovanni Papa (avvocato Alessandro De Matteis) l’assoluzione perché il fatto non sussiste, ma alla fine ieri (venerdì 13 giugno) mattina, il giudice Giovanni Solinas ha deciso di non ritenere i tre penalmente responsabili di quanto accaduto in quei tragici istanti in cui il 43enne ha perso la propria vita.

La sentenza – le cui motivazioni saranno depositate entro quindi giorni – è arrivata dopo le repliche delle difese che, respingendo le accuse avanzate dalla Procura di Ferrara, hanno evidenziato il pieno rispetto, da parte dei loro assistiti, di tutte le prescrizioni di sicurezza previste dalla legge, specialmente circa il posizionamento del furgone tamponato dall’auto lungo la strada, ribadendo quindi la bontà e la correttezza dell’operato dei tre imputati a processo.

Soddisfatto l’avvocato Ermanno Cicognani: “La Procura non è stata capace di trovare un aggancio tecnico che gli desse ragione. In Superstrada, per circa trenta o trentacinque chilometri su quarantanove totali, la banchina non esiste. La larghezza massima della banchina è dai cinquanta ai settanta centimetri e dov’è avvenuto l’incidente è il punto in cui è più larga. Uno dei consulenti della difesa ci ha detto che la banchina era un metro e mezzo, di cui soltanto ottanta o novanta centimetri asfaltati. Ma c’è una norma che ci dice che la parte non asfaltata non è utilizzabile. Ma non solo, dice anche che quando la parte utilizzabile è inferiore alla quota minima, non la si può utilizzare per niente perché bisogna lasciare spazio all’operatore per scendere. E allora come si poteva posizionare il mezzo sulla banchina?“.

Gli fa eco l’avvocato Alessandro De Matteis: “Ritengo che il dispositivo sia perfettamente coerente con gli esiti dell’istruttoria e che sia stata fatta giustizia. Questo processo non sarebbe nemmeno dovuto iniziare. Tuttavia c’è stato, ci siamo difesi e abbiamo potuto dimostrare che le imprese avevano perfettamente adempiuto ai loro obblighi, operando correttamente e risultando titolari di nessuna responsabilità a livello penale. Questo perché parecchi assunti dell’accusa erano assolutamente e grossolanamente infondati”.

Sperava in un esito diverso la famiglia della vittima, parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Pietro Laguardia, che comunque potrà valutare se far valere le proprie ragioni in sede civile. “È una sentenza – è il commento del legale che li assiste – che sorprende sotto certi aspetti. Oggi però bisogna dare atto alla difesa che ha fatto assolutamente la propria parte, riuscendo a giustificare alcune mancanze che comunque potevano portare a un finale differente”.

 

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