Ancora guai per il 28enne ferrarese già noto alle cronache locali per aver danneggiato la vetrina dello Spal Store e aver scritto offese con la bomboletta spray in centro storico. Venerdì (9 maggio) infatti è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare nel carcere di via Arginone, dove nel frattempo era già stato trasferito dopo che, nella giornata di martedì 6 maggio, era stato arrestato dai carabinieri per aveva violato l’allontanamento d’urgenza dalla casa in cui viveva coi genitori.
A emettere la misura è stato il gip Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, accogliendo la richiesta del pm Ciro Alberto Savino, dal momento che il giovane – tra febbraio e aprile – avrebbe non solo maltrattato e minacciato il padre 75enne e la madre 67enne, ma anche i sanitari che lo avevano preso in carico all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, dove gli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato lo avevano portato per cercare di calmarlo.
Ma andiamo con ordine. I fatti che la Procura di Ferrara gli contesta all’interno della sfera familiare sarebbero proseguiti – come si scriveva – per circa due mesi. Dal 15 febbraio al 14 aprile di quest’anno. Quasi sessanta giorni in cui il 28enne avrebbe assunto un comportamento violento e aggressivo nei confronti dei due genitori, e specialmente del padre. Sarebbe arrivato a prenderlo per il collo e – in una circostanza – gli avrebbe anche strappato il telefono di mano, gettandoglielo a terra.
In un’altra occasione invece, dopo averli fatti sedere dietro minacce di morte, avrebbe costretto entrambi a guardare video musicali su YouTube per due ore consecutive.
L’episodio più grave però risalirebbe allo scorso 10 aprile. Stando al quadro ricostruito dagli inquirenti, il 28enne avrebbe svegliato il padre alle 4 di mattina e lo avrebbe obbligato – sempre dietro minaccia – a uscire di casa per cercare un bar che fosse aperto. Poi, non contento, qualche ora più tardi, dopo aver impugnato una pinza, gliel’avrebbe puntata al volto e gli avrebbe promesso di spaccargli il naso, dicendogli anche che lo avrebbe ammazzato qualora avesse provato a denunciarlo.
Quella stessa notte, tra il 10 e l’11 aprile, data la gravità della situazione, i poliziotti della Squadra Mobile avevano deciso di trasferire il 28enne all’ospedale Sant’Anna di Cona, dove avrebbe dovuto sottoporsi alle cure necessarie per calmare quello stato di rabbia e violenza che stava attraversando, dovuto anche – e soprattutto – all’abuso di sostanze stupefacenti. Anche lì però, una volta arrivato al pronto soccorso, avrebbe fatto il diavolo a quattro, prendendo di mira persone e arredamenti.
Prima infatti, con un pugno, avrebbe sfondato la parete in cartongesso dell’ambulatorio in cui lo stavano visitando, poi se la sarebbe presa col computer del medico che lo aveva preso in carico, distruggendolo dopo averlo gettato con forza a terra. E infine avrebbe preso e girato il polso di un’infermiera, causandole una ferita tale da essere giudicata guaribile con tre giorni di prognosi. Il tutto dicendo a entrambi che se si sarebbe dovuto fare trent’anni per aver ucciso uno dei due, se li sarebbe fatti.
Al momento, dallo scorso 7 maggio, quando i carabinieri gli avevano messo le manette con altre accuse, ma comunque relativi a fatti sempre collegati tra loro, il 28enne è nel carcere di via Arginone, dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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