Attualità
5 Maggio 2025
L’imprenditore green racconta la sua storia sul podcast Finanza Positiva: “Kida è un atto d’amore verso questa città”

Da Arci Ferrara a una foresta di bambù: la rivoluzione verde di Paolo Bruschi

di Redazione | 4 min

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L'iniziativa è stata convocata con l'obiettivo di sollecitare un ruolo più attivo da parte delle istituzioni ferraresi. Secondo i promotori, infatti, Provincia e Comuni non avrebbero finora assolto pienamente al proprio compito, evitando di presentare osservazioni o limitandosi a intervenire su aspetti ritenuti non rilevanti

di Elena Coatti

Dalla politica all’impresa, dall’associazionismo alla terra: la vita di Paolo Bruschi è un intreccio di esperienze degne di nota, visione lungimirante e radicamento profondo nel territorio ferrarese. Oggi, con Kida Organic Forest, Bruschi lascia un’eredità concreta e verde a Ferrara: una foresta di bambù che non solo assorbe CO2, ma restituisce una nuova prospettiva a un’idea di sviluppo sostenibile.

Nell’intervista su Finanza Positiva, condotta dal consulente finanziario e ideatore del podcast Michele Baglioni, Bruschi ripercorre il suo lungo viaggio umano e professionale. Dagli inizi nell’Arci Ferrara, di cui diventa presidente e dove guida una delle stagioni più floride per l’organizzazione, all’incontro con Nelson Mandela, fino al ritorno di due ferraresi tenuti in ostaggio in Iraq e liberati grazie a una straordinaria mobilitazione cittadina guidata da lui stesso.

“Il mio primo amore è stato l’associazionismo – racconta – e Ferrara è stata il mio laboratorio. Lì abbiamo fatto squadra, abbiamo costruito relazioni vere, abbiamo messo in piedi progetti che oggi sembrano quasi fantascienza”. Tra questi, l’iniziativa per ricostruire la tipografia dell’African National Congress, distrutta prima della liberazione di Mandela. Fu così che una delegazione ferrarese fu la prima a incontrare Mandela dopo la sua uscita di prigione. “Salii sul palco con lui, in piazza Farnese a Roma. Un’emozione che non scorderò mai e un momento di cui custodisco gelosamente una foto”.

Dopo l’Arci, Bruschi approda alla Regione Emilia Romagna, dove lavora per il rilancio turistico della costa romagnola, dopo la crisi delle mucillagini. Poi, una parentesi milanese lo vede protagonista in Fininvest nell’ambito comunicazione, negli anni caldi dell’ingresso di Berlusconi in politica. Da lì, un’esperienza in Poste Italiane culminata con il ruolo di direttore del personale. 

Insomma, il ritorno alla terra per Bruschi arriva dopo una lunga carriera nelle stanze del potere. Con sua moglie, nel pieno della pandemia, fonda Kida Organic Forest, una realtà agricola biologica e sostenibile alle porte di Ferrara. “Avevamo bisogno di fare qualcosa che lasciasse un segno, qualcosa che restasse. E cosa meglio di una foresta?”, spiega. Oggi Kida si estende su 12 ettari, di cui 6 e mezzo già coperti da oltre 100mila piante di bambù. 

L’obiettivo? Creare un vero e proprio polmone verde per Ferrara, un ecosistema capace di assorbire CO2, produrre ossigeno e dare vita a nuove filiere produttive, dall’alimentazione alla bioedilizia. “È una rivoluzione culturale e ambientale – afferma Bruschi – e vogliamo che parta da qui, da Ferrara, che è la nostra casa”.

Kida diventa così anche un messaggio politico, in un momento in cui la pianura padana è tra le zone più inquinate d’Europa. “Abbiamo bisogno di scelte rapide e coraggiose. Il bambù è una pianta straordinaria: cresce in fretta, rigenera, assorbe tonnellate di anidride carbonica. Perché non trasformare le campagne in foreste urbane sostenibili?”, propone Bruschi.

Nel racconto di Bruschi, Ferrara non è solo lo sfondo, ma la protagonista silenziosa: la terra dove ha iniziato, la città dove ha voluto tornare, il luogo che oggi ospita un progetto che unisce ambiente, impresa e responsabilità. “Kida è un atto d’amore verso questa città”, dice. Un gesto semplice e rivoluzionario. Un esempio di come il futuro possa ancora nascere, se coltivato con pazienza, idee buone e radici profonde. 

Nel dialogo con Michele Baglioni, Bruschi non parla solo di ambiente ma anche di futuro, economia, investimenti e giovani. L’imprenditore propone una riflessione lucida su una società italiana spesso priva di fiducia in se stessa, ancora troppo legata al contante e poco preparata alla cultura finanziaria.

A chi vuole intraprendere un percorso imprenditoriale, Bruschi consiglia di non avere fretta: “Oggi la velocità è sopravvalutata. I social ci bombardano con storie di successo istantaneo, ma il vero valore si costruisce nel tempo. Non si diventa imprenditori in sei mesi, servono la fatica, i fallimenti e tanta attesa”.

E continua: “Non fare debiti che non sei in grado di sopportare, scegli bene i compagni di viaggio, non spendere per apparire ma per crescere e, infine, annoiati. Annoiarsi è fondamentale. È nel vuoto che arrivano le idee migliori. Spegni un po’ i social, osserva e ascolta. Perché l’intuizione non arriva da uno schermo, ma dalla realtà”.

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