Cronaca
2 Maggio 2025
La Corte di Cassazione rimanda la decisione ai giudici del secondo grado di giudizio. La richiesta della Procura è quella di non riconoscere a Internò le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti come era stato sentenziato in primo grado

Omicidio Bergamini. Corte d’Appello deciderà su ricorso Procura

di Davide Soattin | 2 min

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Toccherà alla Corte d’Assise di Appello del tribunale di Catanzaro decidere sul ricorso avanzato dalla Procura di Castrovillari contro la sentenza con cui la Corte d’Assise del tribunale di Cosenza aveva condannato Isabella Internò a sedici anni di carcere per l’omicidio del calciatore ferrarese Donato Denis Bergamini.

È quanto ha deciso la Corte di Cassazione al termine dell’udienza di venerdì 2 maggio.

Nello specifico, i pm calabresi avevano presentato ricorso perché – secondo la loro lettura – la Corte di Assise non avrebbe dovuto riconoscere, come invece ha fatto, le attenuanti generiche come prevalenti sulle aggravanti contestate all’ex fidanzata del centrocampista ucciso il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico.

Oltre a rilevare un’erronea applicazione della legge penale da parte della Corte, a sostegno della loro richiesta, il procuratore capo Alessandro D’Alessio e il pm Luca Primicerio avevano evidenziato la falsità della versione dei fatti fornita da Isabella Internò alle autorità inquirenti sin dalle sue prime dichiarazioni, oltre che ai suoi famigliari, il conseguente inquinamento probatorio, l’efferatezza dell’omicidio e il fatto che la donna non avesse manifestato alcuna forma di resipiscenza.

A ciò si aggiungevano poi – secondo la Procura – l’insidiosità della condotta dell’imputata e le riconosciute circostanze aggravanti della premeditazione e del motivo abietto e futile, oltre che la pervicacia con cui aveva mantenuto ferma la propria versione dei fatti nel corso dei trentacinque anni.

“Con tale condotta, l’imputata – avevano scritto i magistrati nel loro ricorso – ha dimostrato di non avere alcun ripensamento e di non avere in alcun modo rimeditato la sua esperienza e di tutto ciò la Corte non ha offerto alcuna valutazione, quantomeno in confronto con il ragionamento seguito circa il venire meno della funzione preventiva della sanzione penale, incorrendo nel vizio di omissione di motivazione su un punto qualificante della propria decisione”.

“Per noi, per quanto riguarda questa questione – ha affermato l’avvocato Fabio Anselmo, legale di parte civile, che assiste la famiglia Bergamini – si sarebbe dovuta pronunciare la Corte d’Assise di Appello di Catanzaro e così alla fine hanno deciso anche i giudici della Corte di Cassazione”.

Tutto rinviato quindi al 21 ottobre, quando è fissato il processo di secondo grado.

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