Berco, ThyssenKrupp formerà una holding entro il 2028
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
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Non più lesioni personali aggravate, ma omicidio preterintenzionale. È la nuova accusa formulata nei confronti di un 23enne ferrarese, a processo per la morte del nonno di 83 anni, arrivata dopo quasi un anno di agonia dal giorno in cui, durante una violenta aggressione domestica, l'anziano aveva riportato gravi ferite per le botte rifilategli proprio dal nipote
Aveva accusato un 65enne di Comacchio di tentata rapina aggravata in stazione. L'uomo però era stato successivamente assolto con formula piena dal tribunale di Ferrara, dopo che le immagini di videosorveglianza avevano rivelato una dinamica dei fatti completamente ribaltata
Si è presentato sotto casa dell'ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, finendo arrestato dopo aver opposto resistenza ai carabinieri intervenuti sul posto
Momenti di tensione nei giorni scorsi nell'area della stazione di Ferrara, dove un giovane nordafricano di 19 anni è stato fermato dalla Polizia Locale al termine di un inseguimento tra piazzale della Stazione e piazzale Castellina
Toccherà alla Corte d’Assise di Appello del tribunale di Catanzaro decidere sul ricorso avanzato dalla Procura di Castrovillari contro la sentenza con cui la Corte d’Assise del tribunale di Cosenza aveva condannato Isabella Internò a sedici anni di carcere per l’omicidio del calciatore ferrarese Donato Denis Bergamini.
È quanto ha deciso la Corte di Cassazione al termine dell’udienza di venerdì 2 maggio.
Nello specifico, i pm calabresi avevano presentato ricorso perché – secondo la loro lettura – la Corte di Assise non avrebbe dovuto riconoscere, come invece ha fatto, le attenuanti generiche come prevalenti sulle aggravanti contestate all’ex fidanzata del centrocampista ucciso il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico.
Oltre a rilevare un’erronea applicazione della legge penale da parte della Corte, a sostegno della loro richiesta, il procuratore capo Alessandro D’Alessio e il pm Luca Primicerio avevano evidenziato la falsità della versione dei fatti fornita da Isabella Internò alle autorità inquirenti sin dalle sue prime dichiarazioni, oltre che ai suoi famigliari, il conseguente inquinamento probatorio, l’efferatezza dell’omicidio e il fatto che la donna non avesse manifestato alcuna forma di resipiscenza.
A ciò si aggiungevano poi – secondo la Procura – l’insidiosità della condotta dell’imputata e le riconosciute circostanze aggravanti della premeditazione e del motivo abietto e futile, oltre che la pervicacia con cui aveva mantenuto ferma la propria versione dei fatti nel corso dei trentacinque anni.
“Con tale condotta, l’imputata – avevano scritto i magistrati nel loro ricorso – ha dimostrato di non avere alcun ripensamento e di non avere in alcun modo rimeditato la sua esperienza e di tutto ciò la Corte non ha offerto alcuna valutazione, quantomeno in confronto con il ragionamento seguito circa il venire meno della funzione preventiva della sanzione penale, incorrendo nel vizio di omissione di motivazione su un punto qualificante della propria decisione”.
“Per noi, per quanto riguarda questa questione – ha affermato l’avvocato Fabio Anselmo, legale di parte civile, che assiste la famiglia Bergamini – si sarebbe dovuta pronunciare la Corte d’Assise di Appello di Catanzaro e così alla fine hanno deciso anche i giudici della Corte di Cassazione”.
Tutto rinviato quindi al 21 ottobre, quando è fissato il processo di secondo grado.
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