Cronaca
18 Aprile 2025
Parla il 57enne tunisino Aissa Moncef, accusato di aver rivolto minacce e pressioni al titolare di un'attività di ristorazione: "Parole che non avrei mai voluto pronunciare"

Tentata estorsione al ristoratore. Si difende: “Fraintendimento, siamo amici”

di Davide Soattin | 2 min

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Siamo tutti amici in quel gruppo, ci conosciamo tutti e quelle parole non mi appartengono“. Si difende così Aissa Moncef, il 57enne di nazionalità tunisina che – lo scorso 17 giugno, su ordine del gip del tribunale di Ferrara – era stato arrestato con l’accusa di tentata estorsione continuata nei confronti di un noto ristoratore ferrarese.

I fatti finiti sotto inchiesta sarebbero iniziati a marzo dello scorso anno e sarebbero proseguiti per cinque mesi, fino a quando – tramite gli accertamenti e l’analisi di telecamere che avevano ripreso i vari episodi finiti sotto la lente degli inquirenti – i carabinieri erano riusciti a identificare l’attuale imputato, difeso dall’avvocato Massimo Cipolla.

Tutto ha avuto inizio quando la presunta vittima, improvvisamente, avrebbe iniziato a ricevere insistenti telefonate dal tono minaccioso da parte di un uomo che pretendeva il pagamento di un debito, a suo dire contratto dalla ex fidanzata del ristoratore, probabilmente – secondo gli inquirenti – per l’acquisto di dosi di sostanza stupefacente.

Inizialmente, il gestore del ristorante non aveva dato peso alle richieste e, nonostante l’insistenza, aveva deciso di non rispondere più alle telefonate. Ma la situazione era peggiorata col passare delle settimane, quando il tenore delle minacce era iniziato a cambiare.

Dapprima, nel mese di aprile, Moncef si era presentato nel locale del ferrarese e, dopo aver minacciato una dipendente, aveva minacciato anche il fratello dell’uomo sempre con l’obiettivo di convincerlo a pagare il presunto debito contratto dalla sua ex ragazza.

E lo stesso avrebbe fatto anche nei mesi successivi: a maggio aveva nuovamente minacciato il fratello del ristoratore, con quest’ultimo che, a giugno, dopo essere finito faccia a faccia con Moncef, aveva da lui personalmente subito altre minacce e pressioni.

Pressioni e parole dal tono minaccioso “che non avrebbe mai voluto pronunciare” ha riferito durante la mattinata di ieri (giovedì 17 aprile) l’imputato, incalzato dalle domande avanzate dalla Procura, davanti al giudice monocratico Sandra Lepore del tribunale di Ferrara.

È stato tutto un fraintendimento” ha proseguito Moncef che poi, riferendosi a un episodio particolare contestatogli dall’accusa, ha giustificato quei modi per cui è finito a processo con il “brutto momento” che stava attraversando per la morte di una ragazza 21enne che conosceva, trovata senza vita Grattacielo per una sospetta overdose.

Delle tre persone offese che avevano sporto querela per quelle presunte pressioni ricevute, una – durante gli scorsi mesi – ha deciso di rimetterla e un’altra sta valutando se fare lo stesso, mentre la terza ha per ora scelto di mantenerla e di proseguire con l’iter giudiziario.

Il processo tornerà in aula il 26 giugno quando le parti saranno chiamate a discutere.

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