Grattacielo. Le carte sul tavolo di Fabbri già dal 2019
Sul tavolo del sindaco, già nei primi mesi del suo insediamento, faceva metaforicamente bella mostra di sé la pratica degli immobili di viale Costituzione e di via Felisatti
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Fatale il pareggio in casa contro Medicina Fossatone per il tecnico dell'Ars et Labor Stefano Di Bendetto che è stato sollevato dall'incarico
Aveva intimorito una 17enne tagliandosi con un coltello per costringerla ad avere un rapporto sessuale con lui. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per violenza sessuale aggravata
Le segnalazioni confluiranno nell'inchiesta del pm Stefano Longhi, aperta per incendio colposo contro ignoti, per accertare quali interventi siano stati eseguiti dopo le prescrizioni impartite e con quali modalità, e quali invece no, al fine di indagare eventuali profili di responsabilità
"Una scelta difficile ma di responsabilità". Definisce così il sindaco di Ferrara Alan Fabbri la firma posta sulle due ordinanze che definiscono l'inagibilità della Torre A e della Torre C del Grattacielo di Ferrara e il divieto immediato di accesso e di permanenza negli appartamenti
Lo scorso ottobre, pochi giorni prima della vertenza sindacale aperta con Berco, un’altra azienda del territorio ferrarese aveva prospettato il rischio di 77 licenziamenti e la chiusura dello stabilimenti, la Rexnord di Masi Torello. Ieri in regione si sono incontrati i sindacati, il sindaco di Masi Torello Samuele Neri, l’azienda e l’assessore al lavoro Giovanni Paglia. “Purtroppo – dice ai nostri taccuini Patrizio Marzola (Fim-Cisl) – non c’è nessuna azienda interessata a rilevare lo stabilimento“.
“Ci hanno confermato – ribadisce Chiara Zambonati di Fiom – che purtroppo non si è concretizzato nulla rispetto alla vendita. Di tutte le aziende contattate/interessate nulla si è concretizzato“.
Dei 77 dipendenti inizialmente coinvolti nella procedura di licenziamento in 17 hanno si sono dimessi perché hanno trovato una soluzione lavorativa alternativa. Altri otto dovrebbero invece essere ricollocati per cui ad oggi ci sono 52 persone che rischiano il proprio posto di lavoro.
L’azienda, inizialmente intenzionata a chiudere lo stabilimento, era tornata sui suoi passi, grazie alla mediazione delle istituzioni e concesso tempo, inizialmente fino al 28 febbraio, poi fino al 31 marzo, per trovare compratori. L’ultimo mese era stato aggiunto perché sembrava esserci un’azienda cinese interessata.
In realtà, dal 4 novembre scorso (giorno della mediazione) ad oggi, sono state numerose le aziende a dimostrare interesse ma nessuno di queste lo ha concretizzato con offerte. Una delle problematiche che potrebbero aver ridotto l’appeal è che, per accordi presi con Rexnord, chi subentra non può produrre gli stessi prodotti ma solo gli spazi.
Il prossimo incontro è atteso per il 31 marzo, l’ultimo giorno e, osserva speranzoso Marzola, negli “ultimi giorni succedono i miracoli”. Da aprile 52 lavoratori saranno in cassa integrazione per cessata attività fino al 31 dicembre 2025 ma la speranza rimane ancora quella di trovare un compratore che possa, in un periodo critico per il settore manifatturiero ferrarese, salvaguardare l’occupazione.
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