Cronaca
19 Novembre 2024
La Procura di Ferrara ha depositato l'appello contro la sentenza di primo grado del tribunale di Ferrara. Prossimamente il procedimento sarà trattato a Bologna

Tentata concussione. Appello contro l’assoluzione dei cardiologi Ferrari e Guardigli

di Davide Soattin | 3 min

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Dopo l’assoluzione – con formula piena – in primo grado, il processo per tentata concussione a carico del 74enne Roberto Ferrari e del 65enne Gabriele Guardigli, rispettivamente ex primario e attuale primario della Cardiologia dell’ospedale Sant’Anna di Cona, approderà prossimamente davanti ai giudici della Corte d’Appello di Bologna.

La Procura di Ferrara infatti, che aveva chiesto – e non ottenuto – la condanna a quattro anni per entrambi, nelle scorse ore, ha depositato il proprio appello contro la sentenza del tribunale di Ferrara emessa lo scorso 4 luglio.

I due erano finiti a processo per fatti risalenti al 2016, quando – secondo la ricostruzione degli inquirenti – avevano fatto presunte pressioni nei confronti di due medici per non accettare i posti in Cardiologia al Sant’Anna, per i quali si stavano scorrendo le graduatore formate nel 2010.

Principale prova della presunta tentata concussione era la registrazione vocale che uno dei due medici, Chiara Carrescia, parte civile nel procedimento assistita dagli avvocati Fabio Anselmo e Silvia Galeone, fece quando incontrò Ferrari e Guardigli per discutere della questione.

I due imputati, sentiti nella scorsa udienza, avevano respinto ogni accusa, negando ogni addebito avanzato dagli uffici di via Mentessi nei loro confronti e spiegando la loro versione dei fatti, con Ferrari che, a proposito delle presunte pressioni fatte a Carrescia per non accettare il posto, disse che “nessuno avrebbe avuto il potere di non assumerla

Nello specifico, la pm Isabella Cavallari – nelle trentacinque pagine di ricorso – ha insistito sulla presenza dell’utilità e della condotta costrittiva – o minacciosa – da parte di Ferrari e Guardigli nei confronti della parte offesa, a differenza di quanto ha sostenuto il collegio del tribunale di Ferrara nelle motivazioni della propria sentenza.

“È evidente – sottolinea – che nell’errata valutazione in termini di inidoneità della minaccia ai fini costrittivi, i giudici sono influenzati dalla falsa convinzione che il professor Ferrari e il dottor Guardigli abbiano agito solo ed esclusivamente per perseguire l’interesse della pubblica amministrazione“.

La pm, a tal proposito, aggiunge: “La sentenza omette, altresì, di valutare tutto il resto del compendio intercettativo, da cui emerge chiaramente che l’obiettivo degli imputati non era quello di ‘salvaguardare le esigenze dell’Unità Operativa di Cardiologia, con immediata ripercussione sulla salute dei pazienti’, bensì semplicemente quello di azzerare quella graduatoria che ostacolava i futuri piani degli imputati“.

Tutte circostanze che ora dovranno essere nuovamente vagliate dai giudici della Corte d’Appello di Bologna, che durante i prossimi mesi saranno chiamati a confermare o meno la decisione presa la scorsa estate dai colleghi ferraresi. In quella sede, qualora non dovesse essere accertata la tentata concussione, la Procura di Ferrara ha chiesto – in subordine, così come scrive nel proprio appello anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale che assiste la dottoressa Chiara Carrescia – di condannare Ferrari e Guardigli per il reato di tentata violenza privata in concorso, aggravata dall’essere stata commessa da un pubblico ufficiale.

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