Economia e Lavoro
10 Novembre 2024
Sciopero generale provinciale per lunedì 11 novembre. "Bisogna creare condizioni affinchè le imprese rimangano. Diversamente sarà la morte del tessuto industriale, economico e sociale di Ferrara"

La metalmeccanica incrocia le braccia. “Rischio bomba sociale per il Ferrarese”

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

Copparo. Uno sciopero generale provinciale di tutti i lavoratori metalmeccanici per manifestare contro la drammatica situazione di crisi del settore nel territorio ferrarese. È quello che andrà in scena lunedì 11 novembre: il corteo prenderà il via davanti ai cancelli della Berco (via Primo maggio, Copparo) alle 9:15 e proseguirà fino a Piazza del popolo.

Lo hanno annunciato, durante la conferenza stampa di sabato mattina (9 novembre) i sindacati uniti: Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil. “Bisogna accendere i riflettori sul fatto che siamo al tracollo per quel che riguarda il lavoro industriale metalmeccanico”, ha detto Stefano Bondi di Fiom.

È stato anticipato che saranno presenti anche i segretari nazionali delle tre sigle, così come è prevista la partecipazione di tutte le delegazioni dei sindaci della Provincia e del Polesine. Annunciati interventi dei delegati di alcune delle aziende coinvolte e il saluto del sindaco di Copparo, Fabrizio Pagnoni.

Una situazione, insomma, che non riguarda soltanto Berco e Rexnord, ma tutto il territorio. “Uno studio del marzo 2024 – hanno fatto sapere da Fiom – evidenzia dei dati catastrofici. In Provincia lavorano circa 10mila metalmeccanici e, a oggi, più di 3.300 di loro sono in cassa integrazione, contratto di solidarietà e alcuni con procedure di licenziamento aperte. Le imprese attive nel ferrarese alla fine del 2023 erano 197 in meno rispetto al 2022. Si aggiunge che ci sono concrete possibilità che da qui a fine anno 800 metalmeccanici perdano il posto di lavoro. Con queste premesse rischiamo una bomba sociale“.

Uno sciopero del genere erano anni che non si vedeva“, ha aggiunto Patrizio Marzola di Fim. È stata sottolineata la decisione di far partire il corteo dallo stabilimento della Berco: “Si vuole dare un segnale all’azienda che non siamo disposti a perdere il nostro posto di lavoro e il nostro salario”. “Bisogna tornare agli anni ’80 per vedere uno sciopero unitario di Fim, Fiom e Uilm – ha messo in luce Alberto Finessi di Uilm – a dimostrazione di come la situazione sia drammatica. Abbiamo chiamato i tre segretari generali per dare ulteriore risonanza all’urgenza di interventi su questa zona geografica”.

Da parte dei sindacati, infatti, è emersa in maniera decisa una richiesta alle istituzioni regionali e governative di “politiche industriali, energetiche e fiscali per creare le condizioni affinché le imprese vengano e restino, altrimenti il tessuto industriale, economico e sociale di Ferrara rischia di morire“.

Anche Legacoop Estense aderirà alla manifestazione provinciale dei metalmeccanici, in rappresentanza delle cooperative associate.
“Siamo molto preoccupati per le situazioni di crisi aperte in provincia di Ferrara e in particolare per quanto sta avvenendo a Copparo. Berco è la principale azienda del territorio ferrarese e gli impatti che la procedura di licenziamento di 480 dipendenti avrà sulle famiglie e sulle comunità coinvolte, se non ritirata, saranno pesantissimi – dichiara il Presidente di Legacoop Estense Paolo Barbieri – anche in considerazione del fatto che ci troviamo in una provincia già fragile, che fatica a seguire le traiettorie di sviluppo del resto della Regione”.
Nei giorni scorsi la cooperativa Castello ha voluto dare un segnale concreto di vicinanza ai lavoratori, devolvendo un contributo di 1.000 euro a sostegno delle spese avute in queste settimane di lotta sindacale.
“Le cooperative di Legacoop Estense – prosegue Barbieri – faranno la loro parte, come sempre, per contribuire al benessere delle comunità in cui i loro soci vivono e lavorano. Intanto, desideriamo unire la nostra voce a tutti coloro che saranno in corteo a Copparo lunedì mattina per chiedere che si faccia tutto il possibile per trovare un accordo che eviti il licenziamento di quasi 500 persone e perché trovino esito positivo tutti i tavoli di crisi attualmente aperti“.
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