Cronaca
29 Ottobre 2024
La Procura di Ferrara ha chiesto due condanne per le due persone di 35 anni finite a processo per una quindicina di colpi messi a segno con lo stesso modus operandi

Rubavano chiavi e libretti dalle auto per colpire le case. Chiesti oltre dieci anni

di Davide Soattin | 3 min

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Scassinavano le auto con un secondo fine. Quello di appropriarsi delle chiavi di casa, in alcuni casi lasciate innocentemente incustodite dai proprietari, e dei libretti di circolazione. Sapevano a quel punto dove colpire e, chiavi in mano, facevano razzia di quanto trovavano nelle abitazioni.

Per loro, due nomadi 35enni provenienti da fuori provincia e gravati da numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, finiti a processo per una quindicina di furti aggravati e furti in abitazione, ieri (28 ottobre) – con rito abbreviato – la Procura di Ferrara ha chiesto oltre dieci anni di pena.

Nello specifico, la pm Silvia Clinca ha chiesto 7 anni, 4 mesi e 10 giorni per uno e 4 anni, 4 mesi e 10 giorni per l’altro.

La loro presunta responsabilità è emersa grazie all’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile della Questura di Ferrara e coordinata dalla Procura, che è partita da un arresto in flagranza di uno di loro avvenuto a febbraio dello scorso anno.

In quella circostanza, i poliziotti avevano notato l’uomo aggirarsi nel parcheggio di un centro commerciale e, seguendo i suoi movimenti, avevano visto che a un certo punto era riuscito ad accedere all’interno dell’abitacolo di un’auto in sosta, per poi uscirne dopo pochi secondi e ripartire velocemente a bordo della propria auto.

La vettura ‘visitata’ dal malvivente presentava segni di effrazione, per cui gli agenti della Squadra Mobile in breve tempo erano risaliti all’intestatario dell’auto danneggiata e, sospettando che ai suoi danni potesse essere perpetrato un furto, si erano appostati nei pressi dell’abitazione della sua abitazione. È così che avevano potuto vedere il 35enne entrare nell’area condominiale sotto osservazione e allontanarsi dopo pochi minuti.

A quel punto gli agenti avevano bloccato l’uomo e dalla perquisizione avevano trovato le chiavi dell’abitazione, oltre a una busta contenente gioielli, denaro contante e un libretto postale rubati poco prima.

Le successive indagini condotte attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e delle telecamere di videosorveglianza, l’ascolto delle vittime e i servizi di osservazione e pedinamento, avevano permesso di ricostruire un quadro accusatorio che voleva il 35enne attivo nei pressi di supermercati, centri commerciali, ospedali e centri ricreativi.

Qui l’uomo avrebbe forzato in più occasioni l’abitacolo del veicolo per poi prelevare le chiavi di casa e la carta di circolazione dalla quale poteva risalire all’indirizzo di residenza dei proprietari e realizzare così il furto nell’abitazione. In due episodi ricostruiti dagli investigatori della Squadra Mobile, sarebbe stato aiutato in concorso da un complice. Dallo smartphone sequestrato dalla Squadra Mobile a seguito dell’arresto in flagranza erano emersi video e foto in cui l’uomo mostrava alcuni dei beni sottratti in occasione delle spedizioni furtive, vantandosi dei bottini ottenuti.

Al termine della discussione, ieri mattina, il gup Andrea Migliorelli ha rinviato le parti per analizzare meglio alcune questioni sollevate dalla difesa dei due – avvocato Alessandro Compagno – relativamente alla validità di alcuni atti di indagine.

La sentenza è attesa per il 19 novembre.

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