Arrivano conferme – da parte del perito calligrafico nominato dal tribunale di Ferrara – sulla paternità della firma che una falsa commercialista di 45 anni, oggi a processo con le pesanti accuse di truffa, esercizio abusivo della professione, sostituzione di persona, avrebbe posto su un contratto d’affitto, intestandolo a suo nome. A lei, oggi, la Procura contesta inoltre la falsificazione di firme per attivare utenze domestiche e assegni di varia natura, oltre che l’essersi intascata dei soldi per prestazioni professionali mai eseguite e che non avrebbe potuto eseguire.
In particolare, tra il 2019 e il 2020, in qualità di collaboratrice di studio di un commercialista reale, avrebbe chiesto a due persone importi per circa 10mila euro per le pratiche necessarie per aprire un’attività di Parafarmacia a Ferrara e regolarizzare delle posizioni con l’Agenzia delle Entrate: adempimenti e somme che per la Procura erano privi di giustificativi e non erano corrispondenti a verità. Ancora, avrebbe anche fabbricato dei documenti dell’Agenzia delle Entrate completamente falsi, che attestavano dei rimborsi da parte dell’AdE a beneficio della società costituita dalle due vittime.
Il tutto fingendosi ragioniera e spacciandosi per dottore-commercialista – questa è l’accusa – senza averne titolo.
Non basta. Perché la 45enne – come si diceva poco più su – è accusata anche di aver indotto in errore una donna nelle trattative per la locazione di un immobile, dando alla proprietaria un falso nominativo. Stesso falso nominativo rilasciato alla società immobiliare che si era occupata della mediazione.
In quella abitazione, inoltre, avrebbe attivato utenze domestiche con la E-On Energia, spendendo questa volta un altro nome ancora, che aveva preso da una cliente dello studio presso il quale lavorava e alla quale avrebbe ‘sottratto’ mille euro che sarebbero serviti a regolarizzare la posizione fiscale, appropriandosene invece e non versandola.
Più o meno quanto fatto anche con un’altra cliente dello studio, dalla quale si sarebbe fatta consegnare un paio di assegni per quasi 5mila euro, che sarebbero dovuti servire per rimettere le cose a posto con l’Agenzia delle Entrate, e che invece l’imputata avrebbe usato per le proprie spese personali.
Il processo tornerà in aula giovedì 12 dicembre per la discussione.
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