Mesola
27 Settembre 2024
La psichiatra Giuseppina Melloni ha esposto le conclusioni della propria perizia in aula. L'aggressione era nata durante una compravendita di sostanze stupefacenti

Colpì l’amico con la balestra. “Incapace di intendere e di volere poiché dipendente cronico da alcool e droga”

di Davide Soattin | 2 min

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Mesola. È incapace di intendere e di volere per via della dipendenza cronica da alcool e sostanze stupefacenti. È quanto emerge dalla perizia che la psichiatra Giuseppina Melloni ha eseguito su Giacomo Bovolenta, il 28enne che a marzo 2023, in un’abitazione di via Sacche, a Mesola, aveva tentato di uccidere – senza riuscirci – il 29enne, anche lui ferrarese, Davide Menegatti.

Il perito, nominato lo scorso aprile dal gup del tribunale di Ferrara, ha esposto le proprie conclusioni durante l’udienza di ieri (giovedì 26 settembre).

Stando alla ricostruzione di quanto accaduto, in quei momenti concitati, Bovolenta avrebbe ha scagliato il dardo di una balestra al collo dell’amico poi, vedendolo ancora vivo, lo avrebbe inseguito piantandogli due colpi di machete alla schiena e alla spalla per finirlo.

L’aggressione sarebbe nata nel corso di una compravendita di droga (si parla di uno scambio di 1,3 kg di marijuana e 8 etti di hashish), con il padrone di casa e venditore che sarebbe stato indispettito dal comportamento da gradasso del cliente e lo avrebbe assalito, cercando di ammazzarlo.

A soccorrere la vittima, riuscita nel frattempo a scappare a piedi, sarebbero stati alcuni passanti, che poi avevano lanciato l’allarme al 112 e al 118.

Una volta arrivati a casa dell’aggressore, i carabinieri – coordinati dal pm Ciro Alberto Savino – avevano proceduto alla perquisizione personale e domiciliare, ritrovando sia la balestra che il machete (della lunghezza di circa 50 cm) utilizzati per aggredire la vittima, vari coltelli, nonché la sostanza stupefacente e tutto il necessario per la coltivazione, l’essiccazione e il confezionamento.

La vittima era stata, invece, trasportata d’urgenza all’ospedale di Cona in ambulanza e, nonostante le gravi ferite riportate nella colluttazione, se l’era cavata con una prognosi di 30 giorni.

Durante l’udienza di convalida del suo arresto, davanti al gup, Bovolenta aveva fornito la propria versione dei fatti, spiegando di “aver agito d’impulso” nel momento in cui aveva colpito al collo la vittima, senza però “mai aver pensato di volerlo uccidere“.

Quanto invece al successivo utilizzo del machete, l’aggressore aveva raccontato di averlo impugnato dopo aver visto che Menegatti – colpito dal dardo – stava tornando indietro per “affrontarlo con fare aggressivo, decidendo così di difendersi“.

Durante l’ora di interrogatorio era stato poi affrontato anche il tema legato alla quantità di sostanze stupefacenti ritrovate nell’abitazione del ragazzo che, secondo il legale del ragazzo, non sarebbero addebitali al suo assistito

Si torna in aula il 14 ottobre per la discussione.

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