Eventi e cultura
25 Settembre 2024
Aqua e tera, il romanzo storico di Dario Franceschini sugli scontri tra agrari e leghe che portò al Ventennio

Donne, omosessualità e lotta all’epoca del fascismo

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 4 min

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È una dimensione che vive a ritroso nella storia, la universale e la particolare, quella che Dario Franceschini ci fa rivivere nella sua ultima fatica letteraria, Aqua e Tera, in uscita il 24 settembre per i tipi de La Nave di Teseo.

L’aspetto è quello di una saga familiare che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ci accompagna nei meandri delle vicende che hanno portato alla nascita del fascismo e alle sue nefandezze. Protagonista la modesta famiglia Callegari a partire dal suo patriarca Nivardo, cresciuto come fiocinino nelle Valli di Comacchio e poi trasferito a Baura come contadino, fino all’ultima erede, Ginisca, in un crescendo di presa di coscienza sociale e culturale che va sempre più scontrandosi con i radicali mutamenti politici che, a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, hanno portato alla nascita del fascismo e agli scontri tra agrari e leghe contadine.

Nel mezzo la vita vera, reale e scioccante dei protagonisti di una storia che si legge tutta d’un fiato e che scorre via, pagina dopo pagina, come un grande affresco dalle tinte fosche con in mezzo piccoli sprazzi di colore.

Attorno alle vicende, spicca come protagonista la storia tra Lucia e Tina. L’una figlia di Milvano Callegari, capolega di Baura dalle idee profondamente rivoluzionarie, l’altra di Guido Barilari, fascista della prima ora, grande possidente agrario e amico personale di Italo Balbo.

Un amore omosessuale, fortemente osteggiato dalla società del tempo (siamo negli anni ’20 del Novecento) che nasce nel giardino della Palazzina Marfisa d’Este, zona franca tra le abitazioni dei Barilari da una parte e dell’avvocato difensore dei socialisti Luigi Fortini, dove Lucia è stata inviata come domestica per preservarla da eventuali attacchi notturni delle ronde fasciste che imperversavano in tutta la provincia.

Ne emerge una storia d’amore delicata, senza fronzoli e inutili retoriche, che vive e si sviluppa laddove la Storia prosegue ininterrotta tra comizi (anche quello del Duce il 4 aprile 1921 proprio nei prati di Palazzina Marfisa d’Este), scorribande delle squadracce, incontri preziosi (speciale quello tra l’avvocato Fortini e Don Minzoni, il prete di Argenta ucciso dai fascisti nel 1923) e stralci di giornali d’epoca.

Ciò che spicca in questo prezioso romanzo che per Franceschini arriva a distanza di sette anni dalla sua ultima fatica letteraria, è rappresentato da una notevole ricerca storica e giornalistica, con un lodevole lavoro sulle fonti. Al tempo stesso non si possono non riconoscere i richiami ai tanti e ricchi ricordi di famiglia proprio dell’autore. Come non riconoscere, nella famiglia dell’avvocato Fortini, quella dei nonni di Franceschini, Luigi e Angiolina (genitori del padre Giorgio), la grande e preziosa biblioteca di famiglia, i ricordi e le tradizioni famigliari, il senso di giustizia nel quale Franceschini è cresciuto.

Altrettanto preziosi sono alcuni dettagli apparentemente insignificanti, come le fotografie e i filmati girati da Tina e ritrovati poi da Ginisca, attraverso cui si ricostruisce e si mettono insieme le tessere di un puzzle sentimentale dai connotati emotivamente profondi.

Ma non si può parlare di Aqua e Tera senza soffermarsi sul ruolo profondo che Franceschini affida alle donne, qui tutte tratteggiate in maniera esemplare.

Dalla nonna Ginisca alla pronipote che ne porta il nome, passando per le donne di casa Fortini (la già citata Angiolina, la domestica Gina, la cugina Teresina – prima donna ad avere la patente di guida – senza ovviamente dimenticare Tina e Lucia, forti del loro amore). Sono tutte donne coraggiose e piene di iniziativa, cui Franceschini ci mette di fronte grazie alla potenza di una penna efficace, libera e densa di una forte cultura libertaria.

Così come dall’acqua delle paludi bonificate dal lavoro intenso degli scariolanti e delle idrovore scaturisce la tanto preziosa terra che i contadini coltivano, così dal sottofondo melmoso della società emergono spazi di confronto e tratti malati che ancora oggi tendono a riemergere, come in un terreno vischioso dal quale si possono generare soltanto piante incapaci di dare frutto.

Un romanzo straordinario che mette sullo stesso piano uomini dalle idee contrapposte e vizi della storia e della società, per restituirci ciò che, fino in fondo, appare come un perfetto ed equilibrato romanzo storico con tutti i crismi di questo genere letterario.

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