Attualità
27 Luglio 2024
Ad oggi sono stati trattati 50 soggetti HCV positivi e tutti coloro che si sono sottoposti a terapia sono guariti

Giornata Mondiale contro l’Epatite virale: l’impegno di Ausl e Sant’Anna

di Redazione | 4 min

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Il 28 luglio si celebra la Giornata Mondiale contro l’Epatite virale, istituita nella ricorrenza della nascita del ricercatore Baruch Blumberg, premio Nobel per aver identificato il virus dell’epatite B (HBV) e sviluppato il primo vaccino anti-HBV. Oltre al virus dell’epatite B vi sono anche i virus dell’epatite A ed E che si trasmettono per via alimentare, con cibi ed acqua contaminata, e quelli dell’epatite C e D (quest’ultima strettamente correlata all’epatite B), che si trasmettono per via sessuale, parenterale e tramite liquidi biologici da persona infetta. L’epatite B e C sono importanti per la tendenza a dare origine a forme croniche con evoluzione alla fibrosi epatica, la cirrosi e, in una ridotta percentuale di casi, a carcinoma del fegato (epatocarcinoma).

L’Azienda Ospedaliero–Universitaria e l’Azienda Usl di Ferrara, in stretta relazione con la Regione Emilia-Romagna, sono da sempre impegnate nella lotta contro questa patologia.

L’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria, diretta dal facente funzioni dott. Mario Pantaleoni, è impegnata quotidianamente nella gestione assistenziale, diagnostica, terapeutica e nelle indicazioni preventive dell’epatite virale acuta e cronica. “Dobbiamo sentirci tutti sensibilizzati al problema – mette in evidenza Pantaleoni – in modo da far emergere le infezioni virali occulte comunitarie possibili. Dobbiamo contribuire, quindi, all’adozione delle buone pratiche, informandoci sui nuovi trattamenti disponibili e incoraggiando gli altri a fare il test per l’epatite virale, per evitare che una diagnosi tardiva si traduca in una situazione ormai compromessa”.

Anche l’Unità operativa di gastroenterologia dell’ospedale di Cona – diretta dal dott. Alberto Merighi – si occupa del problema da oltre 30 anni. “Riteniamo importante tale ricorrenza – commenta Merighi – poiché serve a sottolineare che il problema è ancora aperto ed è nostro dovere offrire alla popolazione le conoscenze adeguate per agire consapevolmente sulla prevenzione, pensare precocemente alla diagnosi e richiedere tempestivamente le cure”.

“Poiché questa malattia – evidenzia la dott.ssa Loredana Simone, responsabile degli ambulatori di epatologia e percorsi delle malattie epatiche croniche avanzate della Gastroenterologia dell’ospedale di Cona – è quasi completamente asintomatica i soggetti infetti sono spesso ignari di essere portatori fino al momento della diagnosi, il più delle volte anni dopo l’avvenuta infezione, quasi sempre casuale, oppure nel momento in cui la malattia evolve nella sua forma più severa: la cirrosi o il tumore epatico, responsabili di oltre 1 milione di morti all’anno”.

“Ad oggi – conclude Merighi – abbiamo trattato 50 soggetti HCV positivi e tutti coloro che si sono sottoposti a terapia sono guariti. Di questi pazienti 4 si sono presentati già con una malattia avanzata, mentre 1 ha presentato un epatocarcinoma alle valutazioni pre-terapia pertanto è stato inserito in un percorso oncologico. Prevenire e limitare la circolazione del virus è la sola strada per eradicare la malattia”.

L’Unità operativa di malattie infettive territoriali dell’Azienda Usl – diretta dal prof. Rosario Cultrera – è impegnata nella campagna di prevenzione e cura delle epatiti virali, in stretta collaborazione con le Unità Operative di Malattie Infettive e di Gastroenterologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria.

Particolare attenzione è rivolta alla messa in atto delle Linee Guida internazionali per l’attuazione dello screening per HBV e HCV, obiettivo previsto nel Piano Nazionale per la Prevenzione 2020-2025, con la promozione di protocolli gestionali multidisciplinari.

“L’attuazione graduale dei programmi di screening – mette in evidenza Cultrera – ha certamente favorito la rivelazione di numerose epatiti croniche Hcv correlate misconosciute e ha consentito il trattamento dei pazienti risultati positivi con farmaci ad attività antivirale diretta (Daa). Inoltre grazie agli ambulatori infettivologici presenti a Ferrara, Cento e Lagosanto si riesce a inserire nello screening i soggetti di nazionalità estera residenti in Italia che rappresentano una popolazione non completamente indagata per epatite B e C”.

Nel 2021 il Ministero della Salute ha promosso, in tutto il territorio nazionale, uno screening gratuito per individuare le infezioni da epatite C ancora asintomatiche e misconosciute (il così detto «sommerso»). L’introduzione dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta, caratterizzati da un eccellente profilo di sicurezza e di efficacia, ha reso concreto e raggiungibile l’obiettivo di eliminare il virus che causa l’epatite C. Permangono però un gran numero di persone che, essendo inconsapevoli di essere infette, costituiscono un serbatoio per il virus e la fonte di nuovi contagi.

“A Ferrara, come in tutta la regione Emilia-Romagna – commenta la dott.ssa Caterina Palmonari, direttrice dell’Unità Operativa di Epidemiologia, screening oncologici, programmi di promozione della salute dell’Azienda Usl di Ferrara – grazie allo screening è possibile individuare le infezioni da epatite C ancora asintomatiche e misconosciute (così detto «sommerso»), migliorare la possibilità di una diagnosi precoce e avviare i pazienti al trattamento. Dal 2022 ad oggi, a Ferrara, le persone invitate ad eseguire lo screening sono state oltre 99.150 e l’adesione si attesta tra i primi posti in Regione con il 57% di aderenti. Grazie allo Screening attivo a Ferrara sono stati effettuati 56.549 test per verificare la presenza del virus che causa l’Epatite C, 81 dei quali sono risultati positivi asintomatici e pertanto inviati a visita specialistica per individuare il trattamento terapeutico adeguato. La forza e l’efficacia dello Screening è la possibilità di fornire una terapia con la quale oggi si può guarire dall’Epatite C”.

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