Cronaca
2 Luglio 2024
Lui, 42enne italiano accusato di stalking e lesioni, è già a processo per violenza privata nei confronti di due disabili ospiti della struttura in cui lavorava come operatore socio-sanitario

Attrazione fatale. L’incubo era nella vita reale

di Davide Soattin | 3 min

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Come nel celebre film di  Adrian Lyne con protagonisti Michael Douglas e Glenn Close, terminata la relazione extraconiugale la vita di uno dei due si era trasformata in un dramma reale, fuori dalla finzione della pellicola. In questo caso i ruoli tra uomo e donna sono invertiti. Lui le avrebbe trasformato l’esistenza in un incubo senza fine, costringendola a vivere col terrore ogni istante della sua vita. Già finito a processo per violenza privata aggravata nei confronti di due persone disabili, ospiti della struttura socio-riabilitativa in cui lavorava come operatore socio-sanitario, un uomo italiano di 42 anni oggi deve anche rispondere di stalking nei confronti di una donna che, dopo aver avuto una relazione extra-coniugale con lui, aveva deciso di fare un passo indietro e chiudere qualsiasi rapporto.

Secondo l’impianto accusatorio, si sarebbe appostato davanti a casa della donna, inseguendola e lasciandole alcuni bigliettini sull’automobile, fino a farla licenziare dal posto in cui lavorava, scrivendo recensioni negative online che spinsero i datori a chiudere il punto vendite e a interrompere il contratto di lavoro. Ma non solo, si sarebbe anche messo a fare la ‘ronda’ davanti alla scuola frequentata dalla figlia della donna, che aveva quattro anni e che lui aveva minacciato di far portare via dai servizi sociali.

Una serie di pesanti ‘ripicche’ confermate anche nel racconto di un’amica di lei che ieri (1° luglio) in aula, davanti al giudice Giovanni Solinas, ha ripercorso le confidenze della donna, che aveva “profondamente cambiato il suo stile di vita” per non incontrare più l’uomo. “Aveva paura di lui e non usciva più di casa. Era diventata impaurita e ansiosa, anche quando si trattava solo di camminare per strada” ha raccontato, ricostruendo quella ‘tela’ che il suo stalker le aveva tessuto addosso.

Il tutto come una sorta di ricatto per obbligare la vittima a non tagliare i ponti con lui, mentre lei – stanca di quella vita e di quella relazione – aveva detto basta, confessando il tradimento e chiedendo aiuto all’attuale marito – allora compagno convivente – che subì a sua volta l’ira del 42enne.

Oltre che di stalking, infatti, l’odierno imputato è accusato anche di lesioni aggravate perché, in un episodio, durante uno dei tanti appostamenti a casa della donna, aveva finito per mettere le mani addosso all’uomo, sferrandogli un pugno in piena faccia che gli provocò ferite ed escoriazioni al volto, prima di andarsene e scappare dall’arrivo della pattuglia dei carabinieri che, una volta giunti sul luogo dell’accaduto, trovarono l’uomo ancora dolorante con la faccia sanguinante.

Aveva il terrore negli occhi” ha raccontato lui, parlando dello stato psicologico della moglie all’epoca dei fatti. “Lei – ha aggiunto – voleva interrompere la relazione, ma lui non voleva. Aveva cercato di chiuderla più e più volte, ma lui l’aveva minacciata di rovinarle la vita”. “Mia moglie aveva paura che gli facesse del male” ha concluso l’uomo che, a sua volta, era stato costretto a perdere il lavoro, rinunciando al rinnovo del contratto, pur di stare insieme alla donna e non lasciarla da sola davanti alle minacce del 42enne.

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