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20 Giugno 2024

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di Alessandro Chiarelli | 2 min

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Sono lieto, e lo dico senza ironia, che il candidato Anselmo abbia vissuto una esperienza umana appagante. Non è facile mettersi in discussione in una campagna elettorale, specie in questa città.

Tuttavia io ho una percezione distante dalla boccata di ossigeno che viene descritta. La campagna elettorale mi è parsa rabbiosa, con poca politica e molti attacchi personali. 

L’atmosfera in città era ed è ancora pessima, sfiducia e chiusura reciproca sono il lascito.

Ma non è il registro emotivo che ci aiuta a comprendere le dinamiche politiche che stanno alla base di un risultato elettorale che per la sinistra è un disastro senza precedenti. Parliamo della peggiore sconfitta da che esiste la Repubblica. 

Parliamo di uno schianto ben al di là di quello subito da Modenesi cinque anni fa, che per giunta è arrivato a seguito di una serie di forzature democratiche di cui sarebbe opportuno dare conto.

Nel 2023, il momento più sacro della democrazia interna di un partito, l’elezione del segretario, è stato ridotto a finzione procedurale: c’era un unico candidato ammesso (io ero iscritto al Partito Democratico – e tornerò quando potrò votare tra almeno due candidati).

Una nomina, quindi non una elezione. Un vulnus da sanare.

Anche la scelta del candidato sindaco è stata un’altra nomina, in cui è stato chiaro da subito che il tempo per discutere era poco, e il dissenso mal sopportato. Dopo quattro anni e mezzo di letargo tutto doveva essere deciso senza impicci e senza discussioni.

Ci sarebbe anche da discutere nel merito di una campagna elettorale gestita come un interminabile processo penale, con la comunicazione ai cittadini ridotta ad una estenuante presentazione di “prove” contro Fabbri. Come sia maturata la convinzione che inchiodare il sindaco al ruolo di imputato da condannare (politicamente), potesse produrre consenso, rimane inspiegabile.

Il risultato che avrebbe prodotto una campagna vissuta come un duello western, era chiaro ben prima del terribile schianto elettorale. 

Di più.

Temo che il giudizio non sia andato tanto a Fabbri, coi pochi pregi e i difetti che ha, ma al modo urlato e rabbioso di parlare ai cittadini scelto dalla sinistra.

Che i semi della rabbia e della discordia sociale li abbiano piantati Naomo e soci per anni e anni, è evidente a tutti, ma che debbano germogliare nel giardino della sinistra è un successo che non si aspettava neppure lui.

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