La capra sulla rupe
13 Giugno 2024

Spin doctor (de noantri)

(Foto di Sergey Vinogradov)
di Alessandro Chiarelli | 3 min

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La politica può essere vissuta in molti modi; può essere nobile, o gretta, interessata o disinteressata, trasparente o torbida.

Soprattutto mi piace distinguere tra la politica che riflette la testimonianza del proprio credo interiore, e quindi diffonde e persegue la propria idea di mondo; e la politica costruita a tavolino – definiamola strategica – che privilegia scelte e obbiettivi funzionali a massimizzare il consenso.

Si tratta di una differenza sostanziale.

La politica come testimonianza dei propri valori non ha l’ossessione della vittoria. In qualche modo si basta. Dice quale è la sua idea di società, di economia, di sviluppo, e la propone. 

Se piace sarà votata, sennò continuerà a testimoniare la propria idea.

Questo modo di porsi è ormai considerato naif, ingenuo, perdente.

Come se di tutto, solo la vittoria restituisse senso a ciò che si fa.

L’ossessione per la vittoria rende la politica insincera, e determina, forse primo tra i fattori, la disaffezione delle persone alla democrazia.

Gli strateghi di piccolo cabotaggio cercano di vendere un prodotto, cercano di convincere i consumatori della bontà della loro proposta.

Fanno indagini di marketing. Fiutano cosa gli elettori vogliono sentire, e lo dicono. 

Il loro punto è la conquista del potere. 

Una volta al potere si incistano nel tessuto sociale, creano legami più o meno trasparenti con il mondo economico – talvolta ai limiti della legalità.

Creano un sistema che esclude i perdenti, e che tende ad espandersi come una malattia.

In questo modello di società e di politica il cittadino scompare. 

Questo sistema, questo incistarsi della politica nei gangli economici e istituzionali, è il modello ferrarese. Non da 5 anni, ma da 500.

Il salto culturale che questa città non riesce a fare è evolvere dal modello Duca – popolo. 

Qui manca del tutto una borghesia liberale, manca una minima classe intellettuale.

La città ha un’anima servile e si inchina al duca di turno; poco importa il colore, rosso, verde o nero.

Il populista di destra può pulirsi il culo con il tricolore italiano e poco dopo sventolarlo con orgoglio. Può maneggiare il rosario e negare l’attracco ad una nave con persone moribonde a bordo. 

Può farlo perché la destra è populista per cultura. La propaganda martellante è il suo modo di intendere il mondo. L’uomo di destra non è interessato a vivere secondo quella che Hannah Aarendt definiva – vita activa: ossia partecipazione informata, appassionata all’agone politico.

Non è una questione di giusto o sbagliato, sono proprio antropologie diverse.

Il problema è quando a sinistra pensano di adottare lo stesso modello, pensando di poter vincere. 

È accaduto un pò questo a Ferrara con le ultime elezioni.

Davvero, non ho pretese di fare l’analista politico, ma se alle elezioni europee i voti della coalizione delle destre non arrivano al 50% come può essere che nello stesso giorno, gli stessi elettori schiantino il candidato sindaco della sinistra con oltre venti punti di distacco?

Dove è perché è avvenuto questo travaso impressionante di consenso da sinistra verso destra? E perché?

In attesa di risposte, dico solo una cosa.

In tempi oscuri, è infinitamente più importante rimanere fedeli a se stessi che non vincere vendendo l’anima (che poi non si vince).

 

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