La Corte d’Appello del tribunale di Bologna ha assolto Roberto Tronca, il 58enne poliziotto penitenziario che, a dicembre 2020, era stato condannato – con rito abbreviato – a un anno per il reato di tentata violenza privata aggravata da motivi di odio razziale nei confronti di un detenuto del carcere di via Arginone.
La sentenza è arrivata nel pomeriggio di ieri, giovedì 13 giugno.
L’accusa nei confronti del poliziotto, relativa a fatti che inizialmente – secondo le carte della Procura – erano stati collocati tra l’1 e il 5 febbraio 2018, nasce dalla denuncia di un detenuto che aveva, con l’aiuto della compagna, introdotto alcune dosi di droga all’interno della casa circondariale “Costantino Satta”.
Secondo il racconto dell’uomo, l’ispettore della polizia penitenziaria lo aveva picchiato e minacciato per farsi dire i nomi dei fornitori che gli avevano dato la sostanza stupefacente.
A Tronca, inizialmente, venivano contestati anche altri due capi di imputazione: le lesioni aggravate da motivi di odio razziale nei confronti del detenuto e lo spaccio per aver fatto introdurre della droga in carcere. Entrambe le accuse erano però cadute in primo grado.
L’ispettore così era stato condannato dal gup Vartan Giacomelli a un anno solamente per il reato di tentata violenza privata aggravata dall’odio razziale, accusa da cui ieri è stato assolto.
Fuori dall’aula, esulta l’avvocato Denis Lovison, difensore dell’ispettore: “Esprimo grandissima soddisfazione perché, arrivando da un rito abbreviato, era molto difficile ottenere una rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Il merito è anche delle indagini difensive che abbiamo fatto e che ci hanno permesso di rappresentare al collegio una situazione fattuale diversa rispetto a quella originaria. Già in primo grado eravamo riusciti a far archiviare il procedimento per spaccio, ricevendo una condanna solamente per uno dei due capi rimasti”.
“E poi – conclude il legale – la soddisfazione è anche perché abbiamo riabilitato l’immagine di una persona che appartiene alle forze dell’ordine, accusata di reati così gravi. Le abbiamo restituito onore e dignità, dopo una vita spesa al servizio dello Stato“.
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