Cronaca
13 Giugno 2024
Un 41enne ferrarese è a processo con l'accusa di rapina e violenza sessuale. Lei parla in aula: "Gli avevo detto «no, non ho voglia» e lui si era alterato e aveva iniziato ad aggredirmi, stringendomi i genitali"

Picchiò una donna dopo un rifiuto. “Buttata a terra e presa a gomitate”

di Davide Soattin | 2 min

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Prima l’avrebbe aggredita e poi le avrebbe sfilato il telefono cellulare dalla tasca dei pantaloni, gettandoglielo via. È quanto la Procura di Ferrara contesta a un 41enne ferrarese, finito a processo con l’accusa di rapina e violenza sessuale ai danni di una donna transgender di nazionalità rumena.

I fatti risalgono al 25 gennaio 2022, quando i due – che si erano conosciuti da pochi giorni – decisero di appartarsi in uno stabile abbandonato dietro la stazione.

Lì, secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe voluto trascorrere qualche momento in intimità ma, di fronte al rifiuto della donna, le avrebbe prima provato a sfilarle i pantaloni con la forza e poi le avrebbe messo le mani addosso, buttandola a terra e successivamente picchiandola.

Durante l’udienza di ieri (mercoledì 12 giugno) mattina, davanti al collegio del tribunale di Ferrara, rispondendo alle domande del pm Stefano Longhi, è stata sentita la presunta vittima, che ha ripercorso quegli attimi.

Pensavo volesse fumare una sigaretta o parlare. Per me stare in intimità voleva dire anche questo” ha spiegato la donna. “E invece aveva iniziato ad accarezzarmi – ha proseguito – e, una volta comprese le sue intenzioni, gli avevo detto di no perché si era già fatto molto tardi e dovevo andare a prendere l’autobus per poter tornare a casa“.

Secondo quanto emerge dal racconto, l’imputato non avrebbe però voluto sentire ragioni: “Mi aveva comunque aperto i pantaloni e aveva iniziato a toccarmi nelle parti intime. Gli avevo detto «no, non ho voglia» e lui si era alterato e aveva iniziato ad aggredirmi, stringendomi i genitali. Avevo provato a spingerlo via senza riuscirci, finendo per cadere a terra”.

È in quel frangente che si sarebbe concretizzata l’aggressione: “Mi aveva colpito con il gomito, preso a schiaffi e picchiato alla tempia. Poi mi aveva preso il telefono e me lo aveva buttato sui binari, dicendomi «adesso prendimi ancora per il culo». Poi se n’era andato, mentre io, dopo essermi rialzata, ero scappata verso la stazione, gridando, in cerca di aiuto”.

L’uomo le avrebbe scritto due giorni più tardi, chiedendole notizie sulle sue condizioni di salute. Ma la donna non gli rispose e lo bloccò, decidendo di sporgere denuncia, aiutata dagli operatori del Centro Donna Giustizia, che già da tempo la stavano seguendo.

Si torna in aula il 20 novembre.

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