Colpo di scena nel processo a carico di Cristiano Valentino, il 55enne agente della polizia penitenziaria, accusato di concussione, induzione indebita a dare o promettere, furto aggravato in concorso e istigazione non accolta a commettere un reato nel carcere di via Arginone.
Durante l’udienza di ieri (mercoledì 12 giugno) infatti, davanti al collegio del tribunale di Ferrara, al termine della propria requisitoria, la pm Isabella Cavallari ha chiesto l’assoluzione del poliziotto, sulla base dei documenti prodotti dalla difesa e dell’esame reso in precedenza dall’imputato.
Nello specifico, secondo il castello accusatorio iniziale, Valentino avrebbe costretto due detenuti a consegnargli sigarette, anche interi pacchetti, sotto la minaccia di brutte conseguenze e rapporti sfavorevoli e nei confronti di uno di essi avrebbe anche preteso la consegna di una parte dei soldi ricevuti dai familiari, a botte di 100 euro alla volta. Una ricostruzione che, se da un lato è stata confermata dai diretti interessati, dall’altra è stata un po’ fiaccata dalle dichiarazioni del coordinatore della sezione: i pacchi, aveva spiegato, vengono aperti alla presenza di due persone e del detenuto e in carcere non può circolare il denaro, che viene caricato su degli appositi libretti intestati ai detenuti.
Le altre imputazioni invece riguardano delle presunte ripicche verso un superiore, un ispettore, col quale ebbe vari problemi. Secondo la Procura, in questo clima, nel 2015 Valentino avrebbe concorso al furto della sua Volkswagen Golf, parcheggiata in strada, anche se non è chiaro in quale modo e non sembrano emersi collegamenti tra lui e la banda che probabilmente compì il furto.
E, ancora, in due occasioni prima nel giugno del 2016 e poi nel luglio del 2019, avrebbe istigato – senza successo – un detenuto che usufruiva di permessi premio a dare fuoco alla seconda auto del suo superiore. A confermarlo era stato lo stesso ‘istigato’, pentito di ‘Ndrangheta coinvolto anche nel processo Aemilia, che aveva raccontato di aver ricevuto anche dei bigliettini con l’indirizzo di casa dell’ispettore e la targa della seconda Golf. Prima di lui, un altro testimone, anche lui collaboratore di giustizia, camorrista ex membro degli scissionisti, aveva raccontato di aver sentito Valentino che, mentre discuteva con altri due poliziotti, avrebbe detto “ho fatto bene a fargli bruciare la Golf a quel pezzo di merda” e avrebbe chiesto a uno dei suoi interlocutori, impegnato in un sindacato, se ci fosse la possibilità di rovinare l’ispettore.
“Abbiamo prodotto tutte le prove a discapito delle contestazioni che ci venivano fatte – ha commentato l’avvocato Denis Lovison, difensore di Valentino – e siamo contenti che, secondo la Procura, la situazione odierna sia diversa rispetto a quella originaria che ci ha visti prima indagati e poi accusati. Aspettiamo di vedere ora quella che sarà la decisione del collegio“.
A seguito della sua deposizione in tribunale, a gennaio 2023, Cristiano Valentino era stato ricoverato d’urgenza e in condizioni disperate all’ospedale Sant’Anna di Cona a seguito di un malore improvviso, che lo aveva colto dopo aver pranzato col proprio legale difensore. Durante l’udienza dello scorso 18 ottobre, dopo averne constatato la capacità di stare a giudizio, il collegio del tribunale aveva confermato il proseguimento dell’istruttoria dibattimentale. “Il mio assistito vuole dimostrare in aula di essere stato accusato ingiustamente. Insiste affinché sia così perché dice di sapere di essere innocente” aveva commentato Lovison, spiegando che era stato l’imputato a spingere per la prosecuzione del processo.
Si torna in aula il 20 giugno per la sentenza.
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