Cronaca
8 Giugno 2024
Dalle perquisizioni domiciliari e informatiche non sono emersi legami con formazioni, partiti o gruppi di estrema destra. L'inchiesta verso la chiusura con nessun provvedimento nei confronti dei 26 indagati

La Procura chiede l’archiviazione per tutti i ‘Bravi Ragazzi’

di Davide Soattin | 4 min

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Archiviazione per tutti. È quanto chiede la Procura di Ferrara per i ventisei ferraresi, tra i 22 e i 32 anni, finiti al centro dell’inchiesta “Bravi Ragazzi” e indagati per apologia del fascismo, propaganda e istigazione all’odio razziale, vilipendio delle Forze Armate, minaccia aggravata, atti osceni in luogo pubblico all‘interno del ristorante La Fraschetta di via Carlo Mayr dove, lo scorso 22 dicembre, si erano dati appuntamento per festeggiare il compleanno di uno di loro.

Arrivati alla spicciolata al locale, alcuni già ubriachi, ragazzi e ragazze, i primi vestiti con tute arancioni ispirate ai carcerati di Guantanamo, le seconde con divise da poliziotte sexy, avrebbero iniziato a spaccare diversi bicchieri e a distribuire volantini con scritti, nero su bianco, cori a sfondo razziale, fascista, omofobo e misogino, tra lo stupore e l’indignazione dei commensali per ciò che di lì a poco sarebbe successo.

Avrebbero infatti iniziato a inneggiare alle figure di Hitler e Mussolini, esaltando fascismo, nazismo, la deportazione degli ebrei, la strage di Nassiriya, dove morirono ventotto persone tra civili, militari e carabinieri, l’uccisione del poliziotto Filippo Raciti, ammazzato il 2 febbraio 2007 mentre interveniva per sedare i disordini durante il derby Catania-Palermo, fino ad arrivare all’esaltazione di fatti di cronaca nera, come la morte di Yara Gambirasio o il disastro della Costa Concordia all’Isola del Giglio nel 2012.

I ventidue ragazzi e le quattro ragazze avrebbero inoltre proseguito intonando cori razzisti anche contro il calciatore Mario Balotelli e all’atleta azzurra Fiona May, quest’ultima accomunata con toni offensivi alla cameriera del ristorante per via del colore della pelle.

A ciò si sarebbe aggiunto, non solo il comportamento del festeggiato che, una volta salito su una sedia, avrebbe mostrato i genitali ai presenti, scagliando poi un pugno contro la porta del bagno, ma anche la minaccia di morte, mimando il gesto del taglio alla gola, da parte di uno dei presenti nei confronti di una commensale intervenuta per chiedere di smettere quei comportamenti e nuovamente gli inni a Benito Mussolini scanditi davanti ai poliziotti dell’Upgsp arrivati sul posto per identificare i responsabili dei fatti.

Stando a quanto si apprende, la serata era stata organizzata in ogni suo dettaglio nella chat WhatsApp denominata “Fratm, detenuti in attesa di liberazione“, dove i partecipanti avevano scritto una sorta di decalogo, tra cui il divieto di riprendere col cellulare o pubblicare storie sui social network quanto accaduto.

Dopo le perquisizioni domiciliari e le analisi tecnico-informatiche, necessarie a indagare eventuali legami con formazioni, partiti o gruppi di estrema destra, la Procura ha però scelto di chiudere la vicenda con un’archiviazione, non avendo trovato altro materiale propagandistico che istigasse all’odio razziale o pianificasse la ricostituzione del disciolto partito fascista, soppesando così diversamente la condotta degli indagati, nonostante comunque qualcuno di loro sia stato trovato in possesso di cimeli nostalgici come santini, calendari da collezione e bastoni con sopra l’effigie del Duce.

Secondo gli inquirenti quindi, quanto accaduto, anche per il ristretto numero di persone a cui sono stati consegnati i volantini, sarebbe più che altro da ritenersi come un becero tentativo, da parte dei ventisei indagati, tutti incensurati, di attirare l’attenzione su di loro con comportamenti osceni volgari, acuiti dall’alcool con l’obiettivo di creare un senso di disgusto, repulsione e disturbo negli altri commensali, tramite l’organizzazione di una festa di compleanno a a metà tra la goliardia spinta e il black humor. Sopra le righe quindi e senza alcun tipo di vergogna.

Lo stesso vale per i cori di vilipendio alle Forze Armate, per cui tra l’altro non è emerso con sufficiente chiarezza chi li avesse pronunciati, archiviati poiché ritenuti fine a sé stessi e incapaci di influenzare gli altri, circostanza che invece sarebbe necessaria per contestare il reato, mentre gli atti osceni in luogo pubblico contestati al festeggiato che avrebbe abbassato la zip dei pantaloni, mostrando i genitali, sono stati depenalizzati. Quanto alle minacce, infine, non c’è stata la querela necessaria per procedere da parte della persona che le avrebbe ricevute, che non è stata comunque in grado di individuare il responsabile, rimasto quindi ignoto.

Una lettura, quella avanzata della Procura, confermata anche nei vari interrogatori a cui sono stati sottoposti i partecipanti alla cena che, spesso dimostrando ignoranza e analfabetismo storico relativamente ai nomi, ai fatti o alle vittime dei cori cantati nel locale, si sono giustificati dicendo di aver alzato un po’ troppo il gomito e chiedendo scusa per quanto accaduto. Ora la palla passerà al gip Carlo Negri che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta avanzata dal pm Ciro Alberto Savino.

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