Avrebbe costretto quella che era all’epoca la sua fidanzata ad avere rapporti sessuali a pagamento con sconosciuti e oggi, stando all’accusa che la Procura muove nei suoi confronti, dovrà rispondere di favoreggiamento della prostituzione in tribunale a Ferrara.
Protagonista in negativo della vicenda è un 56enne ferrarese che è finito a processo davanti alla giudice Sandra Lepore per fatti che si collocano tra fine luglio e inizio agosto 2020.
I due infatti si conoscono il 9 giugno di quell’anno e il 2 luglio iniziano la loro convivenza, ma è solamente un mese più tardi circa che la situazione prende una piega fino a quel momento inaspettata per la donna, che inizia a ricevere strane proposte dall’uomo.
Nello specifico, le avrebbe proposto di intrattenere delle relazioni a pagamento con alcuni ‘clienti’, come sarebbe successo in due occasioni, le uniche finite al centro del processo.
La prima volta pensa che sia un gioco erotico, la seconda invece, nonostante la consapevolezza di quanto stesse accadendo, si lascia convincere dalle parole di lui, che la rassicura dicendole che quell’esperienza l’avrebbe aiutata a migliorare il loro rapporto.
In tutto, da quegli incontri avvenuti fuori provincia e consumati all’interno delle automobili di sconosciuti, la donna sarebbe stata ripagata con 220 euro che l’uomo, secondo il racconto della vittima, avrebbe usato non solo per fare la spesa, ma anche sperperato in locali notturni e bar.
“Ho accettato perché ero innamorata di lui e avevo paura” ha affermato la vittima, chiamata a raccontare la propria versione dei fatti davanti al giudice, come in precedenza aveva fatto solo con sua sorella, unica persona con cui aveva trovato la forza di confidarsi.
La relazione tra i due termina a fine 2021 e a marzo 2022, insieme a un amico che sarebbe poi diventato il suo nuovo fidanzato, la donna va in Questura a chiedere l’ammonimento per il suo ex compagno, poiché spaventata di eventuali ripicche nei suoi confronti.
“Ero spaventata che mi potesse telefonare, pedinare, inviare mie foto ad altre persone o andare a casa dei miei genitori” ha aggiunto durante la propria testimonianza in aula, motivando così quella decisione di rivolgersi alle forze dell’ordine per tutelarsi.
Si torna in aula il 5 novembre.
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