Si è chiuso ieri (martedì 28 maggio) con cinque remissioni di querela, dietro risarcimento e lettera di scuse, il secondo filone del processo per diffamazione intentato da una ragazza di 29 anni che a sua insaputa era finita vittima di morbose attenzioni in diverse chat di Ferrara e provincia.
A processo c’erano cinque uomini, tutti ferraresi tra i 31 e i 35 anni, a cui veniva contestato l’aver inviato una foto che ritraeva la 29enne in atteggiamenti intimi su alcune chat, dopo esserne venuti in possesso.
La sentenza del tribunale di Ferrara arriva dopo quella con cui, lo scorso marzo, il giudice Carlo Negri aveva condannato colui che aveva estrapolato la foto a pagare la pena pecuniaria di 4mila euro, assolvendo invece gli altri tre uomini da cui era partita la catena delle condivisioni dell’immagine.
La giovane, costituitasi parte civile attraverso gli avvocati Denis Lovison ed Elena Smanio, molto conosciuta per aver lavorato in locali molto frequentati della provincia di Ferrara e per aver posato come fotomodella in diversi servizi fotografici, scoprì che il suo corpo era preda di sguardi estranei nel marzo 2019, quando un amico l’aveva avvisata che quella foto stava girando nelle chat di mezza provincia.
Una vicenda che, come disse la difesa durante la discussione, si inquadra perfettamente nella nuova fattispecie penale del revenge porn, entrata però in vigore solo qualche mese dopo l’accaduto.
L’amico aveva ricevuto lo scatto compromettente in una chat di un gruppo WhatsApp. La foto risaliva a qualche anno prima, scattata in un momento di intimità con il suo fidanzato di allora. Nell’immagine non compare il viso, ma la ragazza era comunque riconoscibile dai tatuaggi sul corpo.
La giovane iniziò disperatamente a contattare chi aveva ricevuto e reinviato quella foto, riuscendo così a risalire a un uomo di 37 anni.
Si trattava di un suo conoscente, al quale aveva affidato il telefonino da riparare. Da qual momento la foto aveva iniziato a circolare sui programmi di messaggistica nella zona di Ferrara e non solo. L’immagine era stata pubblicata infatti anche su un sito erotico molto seguito.
In tutto furono nove le persone portate davanti al giudice. Quattro nel primo filone, vale a dire il primo sospettato della diffusione più altre tre persone tra i 32 e i 37 anni, tutte imputate di diffamazione aggravata in concorso, a cui poi si aggiunsero altri cinque uomini del secondo filone, la cui posizione si è chiusa ieri col risarcimento del danno.
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