Dice di aver prima “zigzagato” e poi di aver “inchiodato“, Anton Ionica, il 47enne camionista di nazionalità rumena a processo con l’accusa di omicidio stradale per la tragica fine di Mocanu Petrica, connazionale 34enne, morto in un incidente stradale lungo l’autostrada A13 tra i caselli di Occhiobello e Ferrara Nord, in direzione di Bologna.
I fatti risalgono alla mattinata del 1° giugno 2022 quando, poco prima delle 6, il furgone su cui la vittima stava viaggiando seduto sul sedile anteriore lato passeggero, tamponò il mezzo pesante guidato dall’odierno imputato, che repentinamente – secondo la Procura di Ferrara – si sarebbe immesso nella corsia di sorpasso.
Per quanto accaduto, lo scorso novembre, il gup aveva già condannato a dieci mesi di reclusione – dietro rito abbreviato – Memet Petrica, autista del furgone su cui viaggiava Mocanu Petrica, rinviando a giudizio Anton Ionica, che ieri (20 maggio) ha fornito la propria versione dei fatti davanti al giudice Alessandra Martinelli e al pm Ciro Alberto Savino.
In aula, il camionista ha ripercorso passo dopo passo quanto accaduto quella tragica mattina, quando era partito da Mantova in direzione Ravenna, dove sarebbe dovuto andare a caricare. Era partito alle 5 e aveva percorso la strada normale fino al casello autostradale di Occhiobello e lì si era immesso in A13.
L’avrebbe percorsa fino a Ferrara Sud, dove poi avrebbe preso la Superstrada Ferrara-Mare, ma vicino a Ferrara Nord però avvenne l’incidente.
Il 47enne ha spiegato che stava “percorrendo la corsia di marcia ordinaria” quando davanti a lui aveva visto “prima un cartello giallo in alto con scritto ‘safety’ e poi che c’erano dei rallentamenti”. Così, “dopo aver messo la freccia“, si era “spostato sulla corsia di sinistra per vedere se si riusciva a sorpassare, percorrendo 500 metri prima di rientrare per poi tornare nuovamente sulla corsia di sinistra“.
È in quella circostanza che però succede il tragico imprevisto. Un furgone che si trovava davanti al camion “aveva frenato di colpo” e “per non andare a sbatterci contro” il 47enne aveva “inchiodato, mettendo successivamente le quattro frecce“. Poi, una volta che il traffico era ripartito, nel momento in cui anche l’autoarticolato aveva ripreso la marcia, avvenne il tamponamento mortale.
“Ho sentito uno schianto, un forte botto che mi ha spostato la cabina” ha ricordato l’autista, che ha spiegato di aver percorso quel tratto di strada, che era “leggermente bagnato a causa della nebbia, che permetteva una visibilità tra i 100 e i 120 metri“, con una velocità tra i 60 e gli 80 km/h.
L’autista inoltre, facendo notare che l’obbligo al momento dello schianto non era ancora in vigore, su specifica domanda del pm, ha respinto ogni contestazione relativa al divieto di sorpasso per i camion con carico superiore alle 12 tonnellate che percorrono l’autostrada, operativo dalle 6 alle 22.
Si torna in aula il 17 giugno quando saranno sentiti i testi di polizia giudiziaria e i consulenti tecnici.
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