Attualità
22 Aprile 2024
I dati degli ingressi di Palazzo Roverella superano di gran lunga quelli dei Diamanti

Grandi mostre. Lo smacco: Rovigo sorpassa Ferrara

di Marco Zavagli | 4 min

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Arriva un’altra tegola per l’immagine perduta di Ferrara come città d’arte e di cultura. Rovigo, comune di appena 50mila abitanti, quasi un paesone al di là del Po, l’ha superata in numeri per quanto riguarda uno dei fiori all’occhiello che fino a poco tempo fa la rendeva famosa e attrattiva in tutta Europa, quello delle grandi mostre.

Dagli anni ‘70 – e prima ancora con la rivoluzione del maestro Franco Farina – fino al 2019 Palazzo dei Diamanti ha ospitato artisti del calibro di Rauschenberg, Warhol, Monet, Dalì, Mirò, il Picasso scultore, diventando una meta obbligata del turismo culturale a livello continentale.

Negli ultimi anni, nonostante altisonanti chiamate al ‘record’ da parte della comunicazione di Ferrara Arte, si è assistito a un crollo dei visitatori.

Lo avevamo già scritto lo scorso febbraio, rendendo noto che in cinque anni Palazzo dei Diamanti aveva ospitato meno di 230mila visitatori, all’incirca quelli che Ferrara Arte vedeva nel corso di dodici mesi.

Ora altri numeri, ancora più spietati, dimostrano che la città estense si vede superare da realtà impensabili fino a pochissimi anni fa.

È il caso di Rovigo, che con le mostre organizzate dalla Fondazione Cariparo a Palazzo Roverella (anch’esso ovviamente chiuso durante la pandemia) dal 2019 al 2023 ha registrato 245.213 ingressi nelle cinque mostre programmate in quell’arco di tempo.

Veniamo ai dettagli, che speriamo risultino utili agli addetti ai lavori per cercare di invertire la tendenza.

La mostra “Giapponismo“, allestita dal 28 settembre 2019 al 26 gennaio 2020 ha registrato 51.001 ingressi; “Marc Chagall” (19 settembre 2020 – 5 marzo 2021) 21.307 ingressi; “Vedere la musica” (26 aprile 2021 – 4 luglio 2021) ne ha registrati 10.892; “Kandinskj” (26 febbraio 2022 – 26 giugno 2022) 88.815; e “Renoir” (25 febbraio 2023 – 25 giugno 2023) 73.198.

Guardiamo ora i biglietti strappati in un tempo analogo a Palazzo Diamanti.

“De Nittis e la rivoluzione dello sguardo”, visitabile dal 1° dicembre 2019 al 7 marzo 2020, ha incassato 34.033 presenze; “Un artista chiamato Banksy” (30 maggio – 27 settembre 2020) ne ha viste 65.138; Antonio Ligabue. Una vita d’artista” (31 ottobre 2020 – 5 aprile 2021) 34.619; Rinascimento a Ferrara: da Ercole De’ Roberti a Lorenzo Costa” (18 febbraio – 19 giugno 2023) 70.229; infine le due mostre in contemporanea: quella di Guido Harari, “Incontri”, e quella di Agostino Arrivabene, “Thesauros” (16 luglio – 1° ottobre 2023) che insieme ottengono 14.438 visitatori. Il totale consegna 218457 ingressi. Quasi trentamila in meno rispetto a Rovigo.

Rimane fuori da questo confronto, per esigenze di simmetria temporale, “Achille Funi. Un maestro del Novecento tra storia e mito”, dal 28 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024, che (al 28 gennaio) aveva visto 11.424 visitatori. Ma anche a voler essere indulgenti i numeri rimangono sempre inferiori: si arriva a 229881 ingressi con sette mostre.

Qualcuno potrebbe obiettare, magari a ragione, che Palazzo dei Diamanti è rimasto chiuso più a lungo del suo nuovo antagonista. Oltre al Covid il gioiello rinascimentale ha dovuto sopportare la chiusura per restauro. E allora andiamo a vedere i giorni totali di allestimento.

Palazzo Roverella conta 245213 presenze in 569 giorni di apertura.

Palazzo dei Diamanti ne raccoglie 218457 in 571 giorni. Volendo aggiungere quella di Achille Funi arriviamo a meno di 230mila in 663 giorni: sempre più tempo e sempre meno visitatori rispetto a Rovigo.

Se, impietosi, guardiamo indietro negli anni, scorgiamo numeri completamente diversi per le grandi mostre dei Diamanti.

Qualche esempio: la mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, visitata da Mattarella, festeggiò 128.187 visitatori. “Gli Anni Folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì” arrivò a oltre 150mila, “Boldini nella Parigi degli impressionisti” 100mila, “Da Da Braque a Kandinsky a Chagall” 72mila, “Matisse la figura” 100mila, “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” toccò 146mila.

Andando a ritroso nel tempo ricordiamo Claude Monet e i suoi amici” (15 febbraio – 15 maggio 1992) che vide 232.000 visitatori; Paul Gauguin e l’avanguardia russa” (1 aprile – 2 luglio 1995) che ne vide 218.262; “Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi” (questa nel Castello Estense, 26 settembre 1993 – 15 maggio 1994) 185.256; “Marc Chagall 1908-1985”
(20 settembre 1992 – 3 gennaio 1993) 182.194; “Pompei. Abitare sotto il Vesuvio” (29 settembre 1996 – 19 gennaio 1997) 140.510; “Camille Pissarro” (15 febbraio – 10 maggio 1998) 130.328; “Rubens e il suo secolo” (28 marzo – 27 giugno 1999) 115.476.

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