I familiari degli anziani ospitati all’interno delle Cra Caterina e Paradiso, attraverso i loro legali, si oppongono alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Ferrara per i sei indagati, a seguito delle morti e dei contagi avvenuti nella seconda e terza ondata di Covid-19 nelle due strutture della città.
Secondo l’avvocato Gian Luigi Pieraccini infatti, legale delle famiglie della Cra Caterina, le indagini preliminari hanno consentito di “raccogliere elementi di prova dei delitti contestati in misura tale da rendere non solo ragionevole ma addirittura probabile una condanna degli indagati” dopo l’istruttoria dibattimentale. “È assolutamente incomprensibile – scrive – la ragione per cui, a fronte di un siffatto quadro probatorio, la Procura affermi di non poter formulare una ragionevole previsione di condanna“.
Gli fa eco l’avvocato Piero Giubelli invece, che assiste le famiglie delle persone ospitate nella Cra Paradiso, sottolineando come dagli stessi elementi evidenziati nella richiesta di archiviazione risultano comportamenti dei responsabili delle due case residenza per anziani che “evidenziano, in tutta la loro ampiezza, le mancanze, le omissioni, il mancato rispetto delle opportune cautele da parte dei responsabili delle strutture, tali da integrare elementi per un rinvio a giudizio”.
Nello specifico, nei loro documenti di opposizione alla richiesta di archiviazione, ripercorrendo quanto già denunciato negli esposti presentati agli inquirenti, i due avvocati evidenziano “numerose omissioni colpose dell’osservanza di obblighi e cautele dovute, da parte dei legali rappresentanti e dirigenti delle strutture, non avendo gli indagati adeguatamente osservato le disposizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro, né essersi conformati alle disposizioni dei protocolli anti-Covid” come scrive Giubelli.
Tra questi, per quanto riguarda la situazione della Cra Paradiso, Giubelli fa notare la mancata assistenza ai degenti, il mancato uso dei dispositivi di protezione, la mancata separazione dello sporco dal pulito, oltre che la tardività della dichiarazione di emergenza e i dubbi sul numero degli effettivi decessi, che risulterebbe essere “di molto maggiore” rispetto a quello che emerge dalle indagini e dalla documentazione raccolta. Pieraccini invece fa presente come dal 5 dicembre 2020, all’interno della Cra Caterina, “non venivano più effettuati tamponi molecolari, la cosiddetta ‘stanza degli abbracci‘ consisteva in un precario telo di plastica, non sono state rispettate le tempistiche per la somministrazione della seconda dose di vaccino ai degenti e gli infermieri operavano negli stessi turni nelle stanze degli ospiti positivi e negativi”.
Ma non solo. “Si evincono gravissime criticità nell’applicazione dei protocolli e delle cautele necessarie ad evitare la propagazione del Covid: posizionamento di pazienti positivi e negativi nella stessa stanza, svolgimento di attività assistenziali da parte di operatori ‘sporchi’, promiscuità delle aree comuni frequentate da operatori con indosso i camici utilizzati nelle camere di pazienti positivi, trasporto di carrelli usati nei reparti Covid presso altri settori utilizzando i percorsi ‘puliti’, difficoltà nell’utilizzo in modo corretto dei guanti da parte degli operatori” aggiunge l’avvocato Pieraccini.
Entrambi gli avvocati si soffermano poi sulla consulenza tecnica del perito Belloni, da cui emerge “che non vi fosse un idoneo Documento Valutazione dei Rischi” sottolinea Giubelli, sia per la Cra Paradiso che per la Cra Caterina. “Si dice che emerge una totale inadeguatezza e non contestualità con l’attività svolta dalla Residenza Paradiso, non facendosi mai riferimento all’attività assistenziale e alla presenza di pazienti, la cui assistenza costituisce l’attività principale del personale dipendente, affermandosi che non si tiene in alcun conto della fragilità dell’utenza e dei conseguenti rischi di contagio sia tra i pazienti e operatori e viceversa. Si noti che in tutta Italia, già dal marzo 2020, gli Rspp delle strutture Cra e Rsa avevano aggiornato il Dvr con particolare riferimento al rischio biologico in relazione al Covid, mentre in quello delle Residenze Caterina e Paradiso non vi è traccia di ciò (peraltro, essendo senza firme e senza una data certa, la sua utilità probatoria in favore degli indagati sarebbe, comunque, pari allo zero)” spiega.
Per quel tipo di violazione, nella richiesta di archiviazione, la Procura ha fatto sapere che procederà separatamente. “Ora – conclude Giubelli – ritenere questa prima violazione come un reato a se stante, che non ha avuto alcuna influenza causale e che tale violazione della norma penale vada trattata separatamente, è fornire una lettura segmentata e enucleata della vicenda, che invece, va letta nel suo insieme, con le altre violazioni e omissioni relative a quei comportamenti prudenziali che si sarebbero dovuti tenere e che si è colpevolmente ignorato di fare”.
“La grave negligenza, imprudenza e imperizia, nonché la violazione di norme e protocolli e la mancata valutazione del rischio biologico e organizzazione di procedure idonee a scongiurarlo che hanno dato luogo all’epidemia all’interno della struttura, è la certa causa del contagio di questi pazienti” afferma Pieraccini.
Per questi motivi, Pieraccini chiede l’imputazione coatta nei confronti degli indagati e, in subordine, la prosecuzione delle indagini preliminari con l’audizione del professor Saverio Parisi, il conferimento a Parisi e Belloni per elaborare una perizia unitaria, il nuovo ascolto del dottor Franco Romagnoni, direttore delle attività sociosanitarie dell’Ausl di Ferrara, gli accertamenti circa l’organizzazione strutturale dei laboratori che processavano i campioni e lo svolgimento di indagini per accertare quali infermieri o operatori siano responsabili dei maltrattamenti nei confronti degli ospiti della Cra Caterina a gennaio 2021.
Il legale inoltre insiste affinché, a seguito delle ulteriori indagini che saranno effettuate, l’imputazione venga eventualmente estesa ai soggetti che, visti gli incarichi ricoperti presso l’Ausl, avrebbero omesso di attivarsi adeguatamente al fine del contenimento della diffusione del virus all’interno della struttura e fornire alla stessa adeguato supporto tanto dal punto di vista dell’invio di personale qualificato, quanto da quello dell’organizzazione tempestiva di screening a ospiti e pazienti mediante tampone rapido o molecolare.
Giubelli, invece, richiede un’integrazione dell’istruttoria attraverso l’audizione di alcuni testimoni, tra cui familiari dei pazienti, sindacalisti della Cgil, medici e infermieri, oltre che l’acquisizione di cartelle cliniche, diari clinici, esami ematochimici, referti specialistici, certificati di intervento dei medici Usca, tamponi molecolari e rapidi, l’elenco storico dei decessi Covid nella Residenza Paradiso al 3 marzo 2021 e una più articolata perizia che possa stabilire se la struttura ha osservato le linee guida e le raccomandazioni vigenti ed operanti per stabilire se la contrazione dell’infezione e la conseguente malattia/decesso siano eziologicamente ascrivibili ad eventuali inosservanze.