Cronaca
11 Aprile 2024
Il tribunale ha condannato a 7 anni e 6 mesi il sovrintendente Geremia Casullo e l'assistente capo Massimo Vertuani. Multa di 7.300 euro per l'infermiera Eva Tonini, accusata di falso e assolta per favoreggiamento

Tortura all’Arginone. Stangate per i due poliziotti penitenziari

di Davide Soattin | 5 min

Leggi anche

Volantini offensivi in Tribunale. La Camera Penale: “Fatto gravissimo”

Per la Camera Penale Ferrarese è "gravissimo" quanto accaduto nelle scorse ore davanti agli uffici giudiziari di Tribunale e Procura, dove - nella mattinata di giovedì 19 marzo - sono state ritrovate alcune decine di volantini riportanti frasi ingiuriose e fortemente offensive nei confronti di giudici, pubblici ministeri e avvocati

Tentato omicidio di via Cavedone. Condanna a 10 anni per l’accoltellatore

È stato condannato a dieci anni di carcere - in primo grado - il 43enne di nazionalità marocchina finito a processo per il tentato omicidio di via Cavedone dove, il 30 novembre 2024, era stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver accoltellato alla gola un proprio connazionale 46enne con un cutter

Arrivano due stangate per i due poliziotti penitenziari finiti a processo con l’accusa di tortura e lesioni nei confronti del detenuto Antonio Colopi, avvenuta il 30 settembre 2017 nel carcere di via Arginone, a Ferrara.

Ieri (mercoledì 10 aprile) il collegio del tribunale – presidente Piera Tassoni con a latere i giudici Alessandra Martinelli e Rosalba Cornacchia – ha condannato il sovrintendente Geremia Casullo e l’assistente capo Massimo Vertuani a 7 anni e 6 mesi di pena, oltre che al pagamento in solido col Ministero della Giustizia di una provvisionale alla parte civile di 50.000 euro. Entrambi sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici. Con loro è stata condannata anche per il reato di falso a 1 anno di reclusione l’infermiera Eva Tonini, pena convertita in 7.300 euro di multa, che invece è stata assolta per favoreggiamento.

Nella precedente udienza, il pm Isabella Cavallari aveva chiesto 6 anni e 5 mesi per Casullo e 6 anni per Vertuani. Per Tonini, invece, le richieste avanzate dalla Procura sono state rispettate dai giudici ferraresi.

La vicenda finita in aula sarebbe avvenuta all’interno della cella numero 2 del penitenziario, dove il detenuto – che era in isolamento – sarebbe stato pestato malamente durante una perquisizione che, secondo la Procura, fu eseguita arbitrariamente. Nel dettaglio, Casullo sarebbe stato il primo a entrare nella cella, mentre gli altri facevano da palo. Qui, dopo aver fatto togliere la maglia e la canottiera al detenuto, lo avrebbe fatto inginocchiare per poi sferrargli dei calci allo stomaco. Poi gli avrebbe fatto togliere pantaloni, scarpe e calze, lo avrebbe ammanettato e gli avrebbe dato altri calci e pugni allo stomaco, alle spalle e al volto. Secondo la ricostruzione fatta dal pm, il sovrintendente avrebbe anche usato il ferro di battitura (che serve per controllare le inferriate) per colpirlo alle spalle, gambe, nuca e viso.

Colopi a questo punto sarebbe arrivato a reagire, dando una testata a Casullo, rompendogli gli occhiali. Per questo sarebbe stato minacciato e colpito ancora, fino a rompergli l’incisivo superiore. La vittima avrebbe successivamente invocato, urlando, l’intervento del comandate del reparto del carcere, ma la risposta sarebbe stata “comandante e ispettore sono solo io“. Poi sarebbe stato minacciato di morte con un coltello rudimentale puntato alla gola passato a Casullo dal collega Licari (condannato in abbreviato, ndr).

E proprio quest’ultimo avrebbe fatto ingresso in cella dicendo “ora tocca a me” e cominciando a picchiare Colopi. Poco dopo si sarebbe unito anche Vertuani, anche se su di lui le contestazioni sulle violenze sembrano più sfumate.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, finito il pestaggio, la vittima sarebbe stata lasciata ammanettata e seminuda in cella, sino a quando non sarebbe stata notata dal medico del carcere durante il giro ordinario, almeno un’ora dopo i fatti (e poi sarebbe stato medicato dopo tre ore circa).

Casullo e Vertuani sono stati anche condannati per falso per aver redatto dei rapporti considerati non veritieri sull’accaduto che, di fatto, contengono il nocciolo della loro versione dei fatti: sarebbe stato Colopi ad accogliere i poliziotti con fare minaccioso, aggredendoli poi con calci e pugni, e loro avrebbero solo reagito per contenerlo e riportarlo alla calma.

Da uno dei rapporti era emerso anche che il detenuto avrebbe usato come arma un oggetto contundente ricavato da una bomboletta del gas, che però secondo gli inquirenti sarebbe stata introdotta dai poliziotti. I quali, peraltro, non avrebbero fatto menzione né delle manette, né delle lesioni del detenuto (poi giudicate guaribili in 15 giorni), né del fatto che Colopi venne denudato e lasciato ammanettato e in mutande. Inoltre avrebbero scritto il falso affermando di aver immediatamente avvisato l’ispettore di sorveglianza, che invece sarebbe stato attivato solo un’ora dopo e solo al passaggio del medico.

Sempre i due sono stati poi ritenuti responsabili per calunnia nei confronti di Colopi, per averlo accusato di resistenza a pubblico ufficiale, pur sapendolo innocente.

Quanto alla posizione dell’infermiera Eva Tonini, secondo l’accusa iniziale, a lei veniva contestato di aver scritto il falso nelle comunicazioni infermieristiche e dichiarato il falso ai carabinieri nel Nucleo investigativo nel tentativo di aiutare Casullo, Vertuani e Licari e sviare le indagini nei loro confronti. In particolare avrebbe scritto (e riferito al medico, che però non ha confermato la circostanza) di aver trovato Colopi che sbatteva violentemente la testa sul blindo mentre passava per il giro della terapia tra le 8 e le 9 di mattina di quel 30 settembre: circostanza smentita dall’agente che la seguiva. Anche su quest’ultimo avrebbe dichiarato il falso dicendo essere stata accompagnata da uno dei tre imputati, Licari, mentre per gli inquirenti con lei c’era un altro operatore della Penitenziaria.

“Ero convinto che il processo avesse chiarito l’estraneità dei fatti contestati ai due imputati, ma i giudici sono stati di diverso avviso. Attendiamo di conoscere le motivazioni della sentenza e poi sicuramente faremo appello” ha affermato l’avvocato Alberto Bova, legale difensore dei due poliziotti penitenziari.

Farà appello anche l’avvocato Denis Lovison, sostituito in udienza dalla collega Elena Smanio, che si dice “abbastanza soddisfatto perché, su due capi di imputazione, ne è rimasto in piedi solo uno, quello meno grave, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto risarcitorio. Già da ora – conclude – ritengo che l’attività fatta fino a oggi ci dia i margini per migliorare la nostra posizione in appello, ma le motivazioni della sentenza ci aiuteranno ad orientarci con ancora più precisione”

Le motivazioni della sentenza sono attese entro 90 giorni.

 

 

 

 

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com