Cronaca
22 Marzo 2024
Richiesta di assoluzione per Lorenza Benati, accusata di favoreggiamento. Secondo quanto viene sostenuto dall'accusa, l'ex prima cittadina avrebbe intascato una tangente tra i 5 e i 10mila euro da parte dell'imprenditore Parid Cara

A processo per corruzione. Chiesti sei anni per l’ex sindaco Paron

di Davide Soattin | 3 min

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A processo per corruzione. Assolta Barbara Paron

Il collegio del tribunale di Ferrara ha assolto con formula piena Barbara Paron, ex sindaco di Vigarano Mainarda e presidente della Provincia di Ferrara, inizialmente accusata di corruzione perché - secondo quanto sostenuto dalla Procura - aveva intascato una tangente tra i 5 e i 10mila euro da parte dell'imprenditore Parid Cara per evitare che la sua impresa, che aveva in gestione l'impianto di biogas Ca' Bianchina, pagasse il rifacimento della via Frattina

La Procura di Ferrara ha chiesto sei anni – e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici – per Barbara Paron, ex sindaco di Vigarano Mainarda, oggi a processo con l’accusa di corruzione perché – secondo quanto viene sostenuto dall’accusa – avrebbe intascato una tangente tra i 5 e i 10mila euro da parte dell’imprenditore Parid Cara per evitare che la sua impresa, che aveva in gestione l’impianto di biogas di Ca’ Bianchina, pagasse il rifacimento di via Frattina.

Secondo la ricostruzione avanzata dalla Procura, che poggia anche sull’esposto che presentò Daniele Cesari, l’ex compagno di Paron, che si è detto testimone oculare della consegna di una busta contenente soldi dall’imprenditore all’ex prima cittadina, verso fine maggio 2016 Paron si sarebbe fatta pagare una tangente concedendo all’impresa di posticipare i lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria della via di accesso all’impianto. Lavori che erano una condizione per l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto.

Alla fine vennero eseguiti in parte dal Comune senza però che l’amministrazione si rivalesse successivamente sull’impresa. E qui per gli inquirenti di via Mentessi ci sarebbe un altro indizio a carico di Paron: accentrò su di sé la pratica amministrativa per fare in modo che l’imprenditore non pagasse. In questo modo, Parid Carache ha patteggiatoavrebbe risparmiato un esborso stimato dalla Procura in ben 292.500 euro, 90mila euro dei quali per la sola manutenzione.

A tal proposito, oggi (21 marzo) durante la requisitoria di circa due ore, oltre a sottolineare che l’ex compagno di Paron – già condannato a due anni per stalking nei suoi confronti – “non è un calunniatore” pur riconoscendone un “indubbio spirito di rivalsa” e “il forte astio” che scorre tra i due, il pm Ciro Alberto Savino ha evidenziato i rapporti tra Cara e Paron, portando all’attenzione del collegio del tribunale il modo in cui l’ex sindaco “si sia frapposto tra le parti tecniche e il Comune e si sia fatto promotore dei lavori che sarebbero spettati all’imprenditore”.

A processo con l’ex primo cittadino c’è anche Lorenza Benati, moglie di Parid Cara, difesa dall’avvocato Simone Bianchi, imputata con l’accusa di favoreggiamento. Per lei, che – secondo l’impianto accusatorio iniziale – avrebbe scritto l’appunto ritrovato tra le carte sequestrate che riportava la dicitura interpretata come “Dolce x Paron x € 5… trovare una soluzione… no speculazione elettorale“, il pm ha però chiesto l’assoluzione. Durante la sua testimonianza, infatti, la donna aveva smentito qualsiasi suo coinvolgimento, affermando che quella sul foglietto non era la sua calligrafia, come poi confermato dal consulente grafologo della difesa, sentito insieme a quello nominato dalla Procura, che invece ha sottolineato che a compilare il quadernone sarebbe stata proprio la mano di Benati.

Non era la prima volta che Benati si dichiarava estranea ai fatti, attribuendo quella scritta a una dipendente della ditta del marito, che l’aveva però precedentemente disconosciuta. Dipendente che era stata sentita come testimone durante una delle precedenti udienze, quando – seppur senza ricordarsi quando l’avrebbe fatto – ha fatto dietrofront senza escludere di aver scritto lei quell’appunto, dal momento che alcuni segni grafici presenti su carta sarebbero gli stessi della sua calligrafia. Motivo, questo, che ha spinto oggi il pm Ciro Alberto Savino a chiedere la restituzione degli atti per indagarla per falsa testimonianza, al pari di Parid Cara.

Ad accodarsi alle richieste del pm, che ha anche chiesto il sequestro di 5.000 euro a Paron da devolvere al Comune di Vigarano Mainarda, è stato l’avvocato Alessandro Misiani, che assiste proprio il Comune dell’Alto Ferrarese, che si è costituito parte civile nel procedimento.

“Prendiamo atto delle richieste del pubblico ministero – ha commentato fuori dall’aula l’avvocato Denis Lovison, che difende Barbara Paron – e nella prossima udienza spiegheremo, portando in aula il materiale probatorio, che la mia assistita è innocente“.

Il processo tornerà in aula il 23 maggio, quando è attesa anche la sentenza.

 

 

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