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Avrebbe consentito, tollerandolo e senza impedirlo, il deposito di rifiuti, anche pericolosi, in un’area di sua proprietà nella zona di via Bologna. È quanto oggi la Procura di Ferrara contesta a un uomo ferrarese di 66 anni, finito a processo con l’accusa di aver permesso la creazione di una discarica non autorizzata, causando il degrado dell’intera zona.
I fatti oggi al centro del procedimento sono stati scoperchiati da un’indagine di Arpa durata un anno, avviata nel 2019 e finita nel 2020, anche se – secondo l’accusa – l’accumulo di rifiuti è ipotizzabile possa essere iniziato almeno nel lontano 2008.
All’interno dell’area, messa sotto sequestro dagli inquirenti, gli operatori hanno trovato di tutto. Dai rifiuti pericolosi come, per esempio, l’eternit a parti di carrozzeria e carcasse di automobili, motoveicoli e addirittura di una barca fino a tre tagliaerba. Ma anche rottami di varie tipologie e materiali tra cui metallo, plastica, inerti, pneumatici e lastre in fibrocemento, oltre che frigoriferi, congelatori e materassi.
Tutti materiali raccolti per strada e poi abbandonati lì per diverso tempo da soggetti a cui l’odierno imputato, secondo la Procura, concedeva in affitto, in maniera occasionale e in nero, posti letto all’interno di alcuni magazzini che erano presenti nell’area in questione.
A lui, la pubblica accusa contesta anche la violazione dei sigilli. Nominato infatti custode dell’area e dei rifiuti il 5 novembre 2020, a seguito del sequestro, il 66enne avrebbe rimosso e cambiato collocazione ad alcuni oggetti in quattro occasioni.
Durante l’udienza di ieri (lunedì 11 marzo) lo stesso accusato – difeso dall’avvocato Andrea Marzola – ha fornito la propria versione dei fatti davanti al giudice Alessandra Martinelli, a cui ha spiegato che l’area finita sotto sequestro non sarebbe una discarica, ma sostanzialmente una corte colonica tenuta in maniera disordinata.
Si torna in aula il 20 maggio.
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