Cronaca
20 Febbraio 2024
Insieme ai ventiquattro indagati c'erano altre persone che si sono date alla fuga, rendendosi irreperibili al momento dell'identificazione. Ieri (19 febbraio) si è svolto il primo interrogatorio

Ombre nere su Ferrara. Indagini anche su chi lasciò la festa

di Davide Soattin | 4 min

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Per la Camera Penale Ferrarese è "gravissimo" quanto accaduto nelle scorse ore davanti agli uffici giudiziari di Tribunale e Procura, dove - nella mattinata di giovedì 19 marzo - sono state ritrovate alcune decine di volantini riportanti frasi ingiuriose e fortemente offensive nei confronti di giudici, pubblici ministeri e avvocati

Si allarga l’inchiesta della Procura di Ferrara per far luce su quanto accaduto nel ristorante di via Carlo Mayr dove, nella serata di venerdì 22 dicembre, venti ragazzi e quattro ragazze – i primi vestiti con tute arancioni ispirate ai carcerati di Guantanamo, le seconda con divise da ‘finte’ poliziotte – avrebbero iniziato a disturbare i clienti, con cori e volantini inneggianti a Mussolini, Hitler e alla strage di Nassiriya, dove morirono ventotto persone tra civili, militari e carabinieri, senza nemmeno risparmiare il poliziotto Filippo Raciti, ucciso il 2 febbraio 2007 mentre interveniva per sedare i disordini durante il derby Catania-Palermo.

Offese, nero su bianco, anche nei confronti di Anna Frank, simbolo della Shoah, di Yara Gambirasio, assassinata a soli 13 anni, dell’atleta Fiona May, del campione paralimpico Alex Zanardi e di Meredith Kercher, violentata e uccisa a Perugia nel 2007. Poi, non contenti, avrebbero anche fatto il saluto romano ai due agenti della Polizia di Stato intervenuti a seguito della segnalazione di una commensale che, infastidita da quel comportamento, avrebbe inizialmente chiesto di smettere e sarebbe stata minacciata di morte da uno dei ventiquattro che, mimando il gesto, le avrebbe promesso di tagliarle la gola.

Stando a quanto si apprende infatti, nelle ultime ore, la Procura di Ferrara avrebbe coordinato un’altra serie di perquisizioni, eseguite dagli uomini della Digos di Ferrara, a carico di altre persone che presto dovrebbero essere iscritte nel registro degli indagati. Si tratta di ragazzi che si trovavano insieme agli odierni indagati e, molto furbescamente, si sarebbero dileguati prima dell’arrivo della Polizia all’interno del ristorante, fuggendo tempestivamente in modo da far perdere le loro tracce e risultare irreperibili al momento dell’identificazione.

Ieri (19 febbraio) intanto si è svolto il primo dei ventiquattro interrogatori. A essere sentito è stato uno dei partecipanti alla serata, organizzata per festeggiare un compleanno con una festa a tema come già era successo in passato. Tre anni prima infatti, sempre per festeggiare la stessa ricorrenza, avevano scelto di travestirsi da scozzesi con tanto di kilt, due anni fa invece si erano presentati vestiti da preti e da suore. A questo giro però la situazione avrebbe preso una piega totalmente diversa dai propositi iniziali, forse anche a causa dell’alcool, che però non può e non deve giustificare in nessun modo l’accaduto.

A finire sotto inchiesta – lo ricordiamo – sono stati ragazzi provenienti da famiglie benestanti di età compresa tra i 22 e i 32 anni, la maggior parte universitari. Diciassette di loro sono nati in provincia di Ferrara, tre a Bentivoglio nel Bolognese, uno a Thiene nel Vicentino, due a Putignano in provincia di Bari e uno all’estero, in India. Alcuni di loro praticano sport nel mondo della pallamano, del rugby, del nuoto e del football americano fuori e dentro città e, a quanto si apprende, chi li conosce, parla di loro come perfetti insospettabili.

Durante le perquisizioni domiciliari svolte alle prime ore dell’alba di mercoledì 14 febbraio però, a casa di alcuni di loro, sono stati ritrovati calendari, santini e manganelli con l’effigie di Benito Mussolini, oltre a bastoni, katane, coltelli e una pistola giocattolo senza tappo rosso. A tutti vengono contestati – al momento – i reati di apologia di fascismo, istigazione all’odio razziale, minacce e vilipendio delle forze armate.

Al vaglio degli inquirenti, che per i prossimi quindici giorni proseguiranno con gli interrogatori, ci sono ora le chat che i ventiquattro si sarebbero scambiati per organizzare la serata: saranno utilizzate per indagare eventuali legami con partiti o gruppi di estrema destra. A tal proposito, la Procura di Ferrara – pm Ciro Alberto Savino – ha disposto gli accertamenti tecnico-informatici su quattro telefoni e su un computer, già messi sotto sequestro. A svolgere le operazioni, già iniziate, è l’ingegnere informatico Giuseppe Montagnola.

L’avvocato Gian Luigi Pieraccini, che difende diversi indagati, si era detto “sicuro che gli interrogatori riusciranno a chiarire quanto accaduto” dal momento che “si è trattato di una goliardata più che di una vera e propria serata organizzata all’insegna dell’istigazione all’odio razziale“. Altri legali difensori invece avevano parlato di una “situazione culturale disarmante“, dopo aver avuto a che fare con clienti che, durante il colloquio, gli avevano rivelato di non essere a conoscenza di cosa fosse la strage di Nassiriya, né di dove si trovasse la cittadina irachena.

 

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