Naomo contro commissario Digos: “Solo gossip”
Non ci sta Nicola "Naomo" Lodi e affida ai social una risposta dal tono tutt'altro che dimesso agli ultimi articoli pubblicati da Estense.com
Non ci sta Nicola "Naomo" Lodi e affida ai social una risposta dal tono tutt'altro che dimesso agli ultimi articoli pubblicati da Estense.com
Non si sa cosa abbia fatto di tanto sbagliato da meritare attenzioni tanto alte. Fatto sta che un vicecommissario della Digos proprio non entrava nelle simpatie dei piani alti dell'amministrazione comunale di Ferrara
Lo sostiene la difesa dell’ex consigliera comunale, che ha prodotto numerosi documenti per colmare i "buchi bianchi" nella consulenza tecnica del pm sulla chat tra l'ex vicesindaco e Luca Caprini e ribadire l'attendibilità della testimone chiave Rossella Arquà
Per la Camera Penale Ferrarese è "gravissimo" quanto accaduto nelle scorse ore davanti agli uffici giudiziari di Tribunale e Procura, dove - nella mattinata di giovedì 19 marzo - sono state ritrovate alcune decine di volantini riportanti frasi ingiuriose e fortemente offensive nei confronti di giudici, pubblici ministeri e avvocati
È arrivata in ritardo la richiesta alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ferrara per l'allestimento del palco in piazza Trento e Trieste
Condannato giovedì scorso (3 febbraio) in tribunale a Ferrara per stalking e lesioni a due anni e mezzo di reclusione, un uomo italiano di 57 anni è stato arrestato e portato in carcere dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale continuata – come richiesto con un’ordinanza dal gip – per fatti risalenti allo scorsa estate, ai danni di una donna di 49 anni.
Tutto inizia ad agosto 2023, momento in cui la vita, per una 49enne da poco arrivata in provincia di Ferrara, sarebbe cambiata drasticamente. Quell’uomo, conosciuto quasi immediatamente poiché suo vicino di casa, dopo i primi giorni di frequentazione l’avrebbe trascinata velocemente e con forza in un baratro fatto di violenze. Continui litigi innescati per motivi di gelosia, schiaffi sul volto, improvvisi scatti d’ira e ripetute costrizioni a subire rapporti sessuali non desiderati, sarebbero solo alcune delle angherie che avrebbe dovuto subire durante i quattro mesi di relazione.
I segnali di aiuto della vittima, colti immediatamente dai famigliari e dai servizi sociali che la seguivano già da tempo, hanno però permesso ai carabinieri e alla Procura di Ferrara di mettersi immediatamente al lavoro, ponendo la parola fine alle sofferenze della donna.
Nel pomeriggio di ieri (2 febbraio) infatti, l’uomo è stato trasferito nel carcere di via Arginone con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale continuata e, nella giornata di lunedì 5 febbraio, si sottoporrà all’interrogatorio in tribunale davanti al gip Silvia Marini.
Ad assisterlo è l’avvocato Salvatore De Siena, che già lo ha difeso – come si diceva poco più su – nel procedimento in cui era stato condannato per stalking e lesioni nei confronti di una donna di origini ucraine di 50 anni, da lui minacciata e molestata al punto tale da spingerla a vivere in un grave e perdurante stato di ansia e di paura.
La vicenda in alcuni punti ha lo stesso copione di quella per cui ora è in carcere. Questa volta i fatti, avvenuti sempre a Ferrara, risalivano tra la fine del 2019 e la metà del 2020, periodo in cui tra i due – entrambi residenti nello stesso palazzo – era nata una relazione di tipo sentimentale. Ben presto però l’atteggiamento oppressivo messo in atto da lui finì per far sprofondare lei in uno stato di angoscia e di timore per la sua incolumità, soprattutto per via delle insistenti richieste di rapporti e prestazioni sessuali che l’uomo avanzava nei suoi confronti. Anche bussando la porta del suo appartamento durante la notte, arrivando a minacciare di morte lei e i suoi familiari in caso di rifiuto.
L’uomo iniziò così una vera e propria persecuzione verso la 50enne, che finì per ricadere anche sulla sfera lavorativa della donna, assunta come badante da una coppia di anziani che abitano al Barco, da cui lei andò ad abitare nel tentativo di guadagnarsi la libertà. Lì, lui però le faceva appostamenti davanti all’abitazione, la aspettava, la pedinava mentre usciva a buttare la spazzatura, intimava al vicino di casa di non rivolgerle la parola e, in una circostanza, risalente al 1° marzo 2020, dopo averla attesa fuori dalla casa, arrivò anche a sferrarle un pugno in faccia che le provocò un livido sotto l’occhio sinistro, oltre che dolori al naso e alla guancia.
Insomma, mise in atto una serie di atteggiamenti possessivi che finirono poi, come se non bastasse, a farle perdere il lavoro. Un giorno, infatti, lui si mette a suonare insistentemente il campanello di casa dei coniugi a cui lei faceva da badante e i figli dei due, spazientiti e spaventati da quella presenza, decisero di tutelarsi una volta per tutte, licenziandola. Per quanto accaduto, lei sporse una decina di querele ai carabinieri e, nonostante ciò, per ben due volte il gip respinse la richiesta di misura cautelare per l’uomo da parte del pm. Fino alla condanna dei giorni scorsi, col giudice Alessandra Martinelli che gli ha inflitto 2 anni e 6 mesi in primo grado: una pena più bassa rispetto ai 3 anni e 3 mesi chiesti dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo al termine della sua requisitoria.
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