Cronaca
15 Dicembre 2023
Assolti un uomo di 41 anni e una donna di 37, accusati inizialmente di aver aggredito una 86enne, a cui avevano rubato la borsa. La vittima infatti non è riuscita a identificarli con certezza

Rapinata riconosce il tatuaggio. Ma non basta

di Davide Soattin | 3 min

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Due persone, un uomo di 41 anni e una donna di 37, entrambi di nazionalità italiana, sono stati assolti dal reato di rapina nei confronti di un’anziana, oggi 86enne, a cui – secondo le accuse iniziali – avevano rubato la borsa davanti all’ufficio postale di via Mortara, usando la forza. Prima aggredendola alle spalle e spingendola contro una cancellata, poi scappando velocemente a bordo della loro automobile, facendo perdere le proprie tracce.

I fatti risalgono all11 ottobre 2022, quando la vittima, appena uscita da una merceria, sarebbe stata affiancata dall’uomo, che portava una mascherina davanti alla bocca. Lui la ferma e le chiede alcune indicazioni stradali, a cui lei però non riesce a dare risposta. È in quel momento che la situazione prende una brutta piega. L’uomo infatti continua a fissarla e quando lei fa per andarsene, dopo aver girato la bicicletta con cui si accompagnava a mano, lui da dietro la spinge e la scaraventa contro un’inferriata, strappandole la borsa.

Sono attimi di paura. Seppur scossa, lei si rialza e fa per rincorrere l’aggressore, mentre lui sta salendo su un’automobile ferma poco più avanti. Lei la raggiunge e picchia nel finestrino lato passeggero, dove c’è una donna, la complice che, secondo il racconto dell’anziana, le avrebbe “sghignazzato” in faccia. A differenza dell’uomo però ha il volto scoperto e la vittima riesce a vederla in faccia, ma soprattutto sul braccio destro ha un vistoso tatuaggio che sarà utile agli inquirenti per provare a restringere la cerchia dei sospettati.

I due ripartono velocemente, ma il bottino è magro: 5 euro, più i disagi di aver rubato un portafoglio in cui dentro ci sono tutti i documenti, col rischio di provocare serie e gravi lesioni all’anziana.

Tornata a casa, aiutata dalla figlia, la donna chiama il 113 e denuncia quanto accaduto, ma – sentita dagli inquirenti – ha più di una difficoltà nel riconoscere i due presunti rapinatori. Si ricorda quasi solo di lei e dei suoi tatuaggi, in particolare di una rosa rossa con i petali blu, mentre di lui, vuoi per la paura del momento o per la mascherina che ne aveva volutamente travisato il volto, l’identificazione non è facile e immediata. Lo stesso vale per l’automobile, di cui non riesce a ricordarsi la targa, ma si ricorda la forma, come “un cubo“.

Dieci giorni più tardi però, il 21 ottobre, la svolta. Sempre in città, sempre con un modus operandi simile, a una donna viene strappata e rubata una collana da due persone, un uomo e una donna, che poi ripartono a grande velocità a bordo di un’autovettura. A questo girò però la donna riesce a dire alle forze dell’ordine marca, modello e targa dell’auto, una Opel Agila, e – incrociando i dettagli forniti una settimana prima dalla testimonianza dell’86enne – gli inquirenti riescono a risalire a quelli che potrebbero essere i due autori delle rapine.

Finiti tutti e due a processo, però, ieri (14 dicembre) è arrivata l’assoluzione per entrambi. Sentita in aula, davanti al collegio del tribunale, infatti, rispondendo alle domande del pm Stefano Longhi, oltre a ripercorrere le varie tappe dell’aggressione e della rapina, l’86enne è stata chiamata anche a riconoscere i due autori del gesto tramite la visione di alcune foto segnaletiche. Anche in questo caso, così come dopo il fatto, l’anziana non è però riuscita a indicare con certezza i volti dei due presunti rapinatori, mentre ha confermato quella che era stata l’iniziale descrizione dei tatuaggi che aveva visto sul braccio destro della donna.

Troppo poco per condannarli, abbastanza per assolverli per non aver commesso il fatto.

 

 

 

 

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