L’ex edicola rinasce: ora vende frutta e verdura del territorio
La struttura abbandonata diventa un punto vendita agricolo: sul banco frutta e verdura coltivate a Vigarano Mainarda seguendo il ritmo delle stagioni
La struttura abbandonata diventa un punto vendita agricolo: sul banco frutta e verdura coltivate a Vigarano Mainarda seguendo il ritmo delle stagioni
Per far fronte alle conseguenze delle forti ondate di maltempo che in questi giorni si sono abbattute sul territorio del comune di Ferrara, Hera ricorda che i cittadini possono usufruire dei servizi gratuiti messi a disposizione dalla multiutility per il ritiro di sfalci e potature e di rifiuti ingombranti, tutti prenotabili tramite il numero verde 800 999.500
È già partita la ricognizione, puntuale e precisa, da parte della Regione sugli ingenti danni causati alle aziende e alle produzioni agricole dalle violente perturbazioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna a partire dalla metà di luglio
Confagricoltura Ferrara e Anpa Ferrara, il sindacato pensionati di Confagricoltura, per il tramite della Onlus "Senior-L'età della saggezza", hanno donato duemila euro ad Anffas Ferrara per supportarla nel progetto "Respiro", mirato al recupero delle energie...
Il granchio blu continua a mettere sotto pressione il comparto dell’acquacoltura. Ma ora, a complicare ulteriormente una situazione già difficile, rischia di essere anche la burocrazia. A lanciare l’allarme è Vincenzo Rizzardi, commercialista, a nome dell’Associazione Nazionale Commercialisti di Ferrar
di Cecilia Gallotta
“Lo chiamano centro, ma hanno sbagliato nome. È il braccio della morte”. È solo una delle tante dichiarazioni dalla bocca di chi i Cpr li ha vissuti dall’interno. E sono pochi quelli che hanno avuto modo di raccontarlo. Ma il documentario che lunedì sera ha radunato 300 persone all’Apollo, proietta abbastanza per accendere una lampadina anche in chi i Cpr non sa cosa siano.
Del resto, le conseguenze sono “sulla loro pelle”, come esplicita il titolo del documentario-inchiesta di Marika Ikomonu, Alessandro Leone e Simone Manda, vincitore del Premio Morrione e del Premio Libera Giovani 2022. E non è la prima volta che nel nostro Paese si nasconde sotto altro nome una realtà ben diversa. “Era più onesto quando l’acronimo era CIE – afferma l’avvocato Gian Andrea Ronchi, che a fine proiezione affianca Federica Borlizzi in un dibattito sulla questione -: erano i Centri di Identificazione ed Espulsione, che chiarifica molto bene quello che avveniva”.
“Dietro ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio – prosegue l’avvocato – c’è tantissima confusione, spesso li si accosta a parole come accoglienza. La gente non sa che questi luoghi non hanno nulla a che vedere con le strutture come i Cas o gli Sprar, seppur anche questi ancora lontani da ciò che dovrebbe avvicinarsi ad un concetto di accoglienza in linea con tante cose”. Di detenzione amministrativa è giusto parlare, perché nei Cpr ci entra chi non ha commesso un reato, ma non è in possesso di un regolare permesso di soggiorno.
E se inizialmente erano stati pensati per il rimpatrio – successivo all’identificazione – di chi aveva varcato il nostro confine senza i documenti necessari, “ad oggi soltanto un 10% rimpatria effettivamente nei tempi prestabiliti; i restanti rimangono detenuti in un limbo amministrativo dalle condizioni disumane”.
“I cibi erano scaduti, alcuni avevano i vermi dentro – riporta un operatore anonimo di un Cpr italiano – e noi abbiamo ricevuto l’ordine dalla direzione di rimuovere tutte le etichette”. Non è un caso che all’interno dei Cpr sia vietato filmare e riprendere qualsiasi cosa e, naturalmente, sia difficilissimo entrare per verificare la situazione. A suon di esposti, però, “a qualcosa hanno dovuto rispondere – riferisce Federica Borlizzi – per esempio alla grandezza degli spazi: è così che sono venuta a sapere che in 20 metri quadri tengono 8 persone con un bagno senza finestre, violando le linee del comitato europeo di prevenzione della tortura”.
Se le condizioni possono essere assimilate senza esagerazioni a quelle di un carcere, “in realtà è peggio – sostiene Ronchi – perché in un carcere almeno hai qualche diritto e lo conosci, invece qua è tutto occultato”. Una verità che trova esempio in tantissime tragedie accadute fra le mura dei Cpr, come la morte di un ragazzo “rimasto per 9 ore senza soccorsi, o di un altro che ha visto la morte nel letto di un ospedale psichiatrico del San Camillo, dopo aver perso la stabilità mentale all’interno del Cpr”.
Sulla pelle degli spettatori allora non può che restare un brivido, “che può tramutarsi in una presa di posizione collettiva contro l’apertura di un Cpr a Ferrara e per la chiusura di quelli esistenti” esorta il presidente di Cittadini del Mondo Adam Atik. E soprattutto, può scuotere di fronte al fatto che ancora tantissime persone non conoscano questa realtà, la stessa che Ronchi ha definito senza mezzi termini il “tumore della nostra democrazia”.
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