“È stato un attimo. Stavo parlando con un mio amico di quanto fosse felice Maxsimiliano, che stava giocando a palla nella piscina dei piccoli. Poi, dopo pochi secondi, ho sentito delle urla. Mai avrei immaginato di trovare mio figlio sdraiato, morto“.
Va avanti a fatica, a singhiozzi, e ogni tanto prende una pausa con cui si fa forza Veronica Romanelli, mamma del piccolo Maxsimiliano, il bambino di quattro anni che, il 12 luglio del 2020, annegò nella piscina grande dell’agriturismo Ca’ Laura di Bosco Mesola.
Ieri (lunedì 11 dicembre) lei, accusata di omicidio colposo per la tragica morte di suo figlio, è stata sentita in aula e, davanti al giudice Giovanni Solinas e al pm Stefano Longhi, ha fornito la propria versione dei fatti, ripercorrendo tra le lacrime quei tragici istanti.
Negli occhi della donna scorrono come fotogrammi quei terribili minuti. Tutto parte con l’immagine di Maxsimiliano che fa il bagno nella piscina dei piccoli, da cui poco dopo esce per prendere un gelato che decide di iniziare a mangiare sul bordo della vasca grande. Lì ci rimane poco e niente, perché – è lei stessa a raccontarlo – torna al lettino, dopo essere stato redarguito dalla madre per la pericolosità. Una volta finito il cono, il bimbo s’immerge nella piscina piccola e ci resta fino a quando non gli scappano i bisogni. Va così alla toilette, dove si intrattiene a lungo e successivamente si tuffa di nuovo in acqua a giocare con la palla. Sempre nella piscina piccola, sempre sotto sorveglianza della madre, che – come lei prosegue – riusciva a tenerlo d’occhio dal lettino, mentre parlava con l’amico. A un certo punto però le urla squarciano la spensieratezza di quella giornata.
Stando a quanto emerso in aula, dall’istante in cui il piccolo è stato perso di vista dalla madre al momento in cui è morto, sarebbero trascorsi da un minimo di 95 a un massimo di 185 secondi.
Il consulente cinematico della Procura ha infatti affermato che per passare dalla piscina piccola a quella grande, a seconda del lato che viene percorso, ci si impiega dai 3 ai 5 secondi, mentre dal lettino alla vasca grande ci vogliono circa 4-5 secondi. Secondo il medico legale incaricato dal pm invece, tra la caduta in acqua e la morte del piccolo sarebbero passati 180 secondi, ma non è escluso che il decesso sia avvenuto anche prima. Un’eventualità che è stata confermata anche dal consulente della difesa, che ha infatti avanzato l’ulteriore ipotesi per cui il cuore di Maxsimiliano possa aver smesso di battere molto prima, in un minuto e mezzo circa.
Durante la propria testimonianza, inoltre, la madre non ha escluso che il figlioletto possa essere stato spinto in acqua da qualche bambino per dispetto.
La prossima udienza è stata fissata per il 20 febbraio, quando inizierà la discussione. Nel mentre, resta in piedi l’istanza con cui il legale difensore della donna, l’avvocato Gianni Ricciuti, ha chiesto al giudice del tribunale di Ferrara di sospendere il processo a carico dell’imputata, poiché “avrebbe già sofferto abbastanza”. A tal proposito, si attende che la Corte Costituzionale si esprima sul caso di uno zio titolare di un cantiere edile, indagato e imputato per la morte sul lavoro di suo nipote.
Nello specifico, l’avvocato Gianni Ricciuti aveva spiegato che l’istanza presentata si muove su tre direttive principali. “Non viene rispettato il principio di proporzionalità della pena” aveva detto, aggiungendo che “l’applicazione della pena giudiziaria non è più necessaria in una situazione del genere” per poi concludere facendo riferimento a quello che “è il divieto di comminare pene disumane“.
Davanti a questa richiesta, il pm Stefano Longhi, titolare del fascicolo di indagine, non si era opposto. Diversamente, depositando un’ordinanza, il giudice non aveva accettato l’istanza di sospensione del processo, non condividendo la tesi per cui proseguire il procedimento vorrebbe dire violare un principio costituzionale, secondo quanto sostenuto dall’avvocato.
Così, in attesa che la Corte Costituzionale decida, il processo va avanti.
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