Ars et Labor, arriva la prima sconfitta
Inizia con una sconfitta amara il cammino di Ars Et Labor Ferrara nel Campionato di Eccellenza
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In totale, quasi dieci anni di pena. Sono quelli che il pm Ciro Alberto Savino, titolare del fascicolo di indagine aperto in procura a Ferrara, in rito abbreviato, ha chiesto per tre dei cinque imputati nel processo per le presunte tangenti in fiera.
Nello specifico, davanti al gup Danilo Russo, il sostituto procuratore ha chiesto 4 anni e 4 mesi di reclusione per Nicola Zanardi, difeso dall’avvocato Marco Linguerri, 3 anni e 4 mesi per Angelo Rollo, difeso dall’avvocato Simone Bianchi, e 1 anno e 10 mesi per Pietro Scavuzzo, difeso dagli avvocati Elisabetta Marchetti e Lorenzo Buldrini.
Una richiesta di assoluzione, invece, è arrivata per Giorgina Arlotti che, secondo la pubblica accusa, ricopriva un ruolo di semplice esecutrice, senza avere alcun poter decisionale. “Abbiamo accolto con soddisfazione la richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura che, finalmente, ha riconosciuto l’assoluta estraneità della mia assistita rispetto ai fatti oggetto del processo” ha commentato Silvia Fasolin, legale difensore di Arlotti.
Infine, il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto il rinvio a giudizio per Filippo Parisini, l’unico a scegliere il rito ordinario, difeso dall’avvocato Claudio Maruzzi che, all’uscita dall’aula, afferma: “Ribadisco con assoluta convinzione l’inutilità di celebrare il processo contro Filippo Parisini, chiesto oggi dal pubblico ministero, che nella sua requisitoria non ha fornito elementi di sostanza a sostegno dell’accusa, originata da quella che il mio assistito ritiene essere stata una ritorsione organizzata dall’ex allestitore della Fiera di Ferrara, per il suo allontanamento dalla Fiera deciso coraggiosamente nel 2017 dallo stesso Parisini. La narrazione che in questi anni è stata accreditata sulla vicenda della Fiera esige una seria rivisitazione in chiave di valorizzazione del ruolo che ebbe la presidenza Parisini”.
Secondo l’impianto accusatorio, Nicola Zanardi, ex presidente di Ferrara Fiere e poi consigliere delegato, e il suo successore Filippo Parisini, insieme a Pietro Scavuzzo, ex pentito di mafia, sono accusati di induzione indebita. I due avrebbero preteso da Scavuzzo, al tempo deus ex machina degli allestimenti in Fiera, il pagamento di mazzette e favori personali (un costoso orologio, un anello con brillante, allestimenti per feste private, imbiancatura di locali privati) per garantirgli l’esclusiva per gli allestimenti in Fiera: l’imprenditore doveva dare loro il 20% degli incassi.
Come si diceva in precedenza, in questo primo filone, sono imputati anche Angelo Rollo, amministratore della società che stampava i biglietti per la Fiera (avvocato Simone Bianchi) e la direttrice Giorgina Arlotti (avvocato Marco Linguerri). Quest’ultima, insieme allo stesso Zanardi, è accusata di peculato perché avrebbe intascato altri soldi in nero tramite una doppia contabilità dei bar negli eventi “Auto e Moto” e “Militaria” del 2016. Parisini e Scavuzzo con lo stesso gioco avrebbero fatto altrettanto negli eventi tra 2016 e 2017, e avrebbero fatto anche la cresta sui parcheggi tramite l’emissione di doppi biglietti, fuori dalla contabilità ufficiale.
Zanardi e Arlotti sono accusati anche per aver creato un doppio canale di vendita, uno dei quali realizzato con vecchi carnet, fuori contabilità, per intascare circa 12mila euro nel 2012 in occasione del Misen. La tecnica si sarebbe sofisticata in occasione delle fiere del 2015 e del 2016 (in tutto quattro giornate di Misen e due di Carp Show): Zanardi e Arlotti, con il supporto di Angelo Rollo e della sua società, avrebbero proceduto a una doppia emissione di ticket ‘nuovi’ ma ritenuti contraffatti, in modo da eludere la rendicontazione Siae, nonché la contabilità della Fiera (qui è contestato anche il reato di contraffazione di pubblici sigilli).
Zanardi e Arlotti sarebbero poi gli artefici di un raggiro ai danni di un’assicurazione per aver pompato i danni subiti dall’Ente Fiera in occasione di un colpo con esplosione al bancomat della CariCento, avvenuto il 12 gennaio 2015 così da ottenere un indennizzo assicurativo oltre quattro volte il danno reale.
Un sistema, quello su cui punta il dito la procura, carabinieri e guardia di finanza, scoperchiato da Scavuzzo dopo che non sarebbe stato più in grado di versare la tangente richiesta: secondo la sua versione sarebbe stato escluso dai nuovi allestimenti e l’Ente Fiera avrebbe anche rallentato i pagamenti arretrati facendogli accumulare un credito enorme quanto i problemi di liquidità che si andavano accrescendo. Il rapporto sembra essere stato transato a quota 50mila euro, poi Scavuzzo risulta aver lasciato la società, vendendola, a detta sua, per pochi euro.
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